Ritiro interiore, i 10 benefici della 'silent retreat mania'

La pratica antistress piace alle star, da Gwyneth Paltrow a Natalie Portman

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Chiudi candele da meditazione foto iStock. (ANSA) candele da meditazione foto iStock.

Estraniarsi dagli affanni e dagli assilli del quotidiano è ormai diventata una pratica sempre più richiesta, in particolare dai millennials che, stremati da  superstress, decidono di investire sul benessere e trainano un settore con cifre importantissime, basti pensare che secondo una recente indagine pubblicata da MarketWatch il 57% dei giovani spende in media oltre 100 dollari al mese in servizi che migliorano la propria salute fisica. Ma la pratica più ricercata è quella del “silent retreat”, ovvero il ritiro interiore e di meditazione, che secondo una ricerca del Global Wellness Institute è tra i superdei trend di quest’anno nell’ambito wellness. Una vera e propria mania che ha coinvolto anche il mondo dello star system, come riportato sul portale britannico Independent: da Gwyneth Paltrow a Natalie Portman, fino ad arrivare a Oprah Winfrey e Shailene Woodley. Ma quali sono i benefici dei ritiri interiori sul corpo e sulla mente secondo gli esperti? Favoriscono uno spazio ideale per ritrovare pace interiore e tranquillità, riducono i livelli di cortisolo, ormone dello stress, permettono di distaccarsi dalla routine quotidiana e di ampliare la percezione mentale.
“La salute del corpo, l’equilibrio mentale ed emozionale e anche la nostra armonia interiore dipendono in larga misura dalla capacità di prenderci delle pause dal flusso inarrestabile del rumore, dell’inquinamento, della tensione e del corre vacuo, tipici della vita moderna - spiega Andrea Di Terlizzi, fondatore della casa editrice Inner Innovation Project nonché uno dei massimi esperti di Yoga e Scienze Antiche in Italia - Un breve periodo in mezzo alla natura tuttavia, non può certo ricomporre uno squilibrio profondo e di vecchia data. Ciò che può farlo, invece, è l’esperienza interiore dell’èremos, vale a dire un ritirarsi che implica un sistema completo di rigenerazione e pacificazione della mente. L’eremitaggio, inteso come esperienza di profonda pacificazione del cuore e della mente, è esattamente ciò di cui abbiamo maggior necessità. Attendere un cambiamento sociale e basarsi sulla speranza è poco efficace. Il cambiamento può partire da noi, iniziando dalla chiarezza e dalla forza che sorgono trovando al nostro interno un punto di contatto con energie potenziali che nessuno ci ha mai insegnato a sviluppare”.
Ma non è tutto, perché i ritiri interiori e di meditazione presentano effetti notevoli anche sulla produttività lavorativa

Ecco infine i 10 principali benefici derivati dalla partecipazione a ritiri interiori:
1. Permettono di ritrovare pace interiore e tranquillità: interrompendo il flusso ordinario del sistema è possibile avere un punto di contatto profondo con la propria origine interiore
2. Alleviano i livelli di stress: i ritiri interiori diminuiscono drasticamente i livelli di cortisolo e i pensieri negativi
3. Riducono i livelli di pressione arteriosa: permettono di mantenere il cuore in salute, riducendo il rischio di esposizione a infarti
4. Ampliano la percezione mentale: sessioni di meditazione spalmate in più giorni accrescono la capacità d’introspezione e le funzioni cerebrali
5. Migliorano la produttività lavorativa: i ritiri interiori rafforzano le sinapsi e favoriscono la concentrazione
6. Favoriscono la riscoperta della consapevolezza di se stessi: permettono di essere più connessi al presente e di risvegliare la propria coscienza interiore
7. Presenza di istruttori qualificati: la guida attenta di esperti, come avviene nel caso di Eremos Sphera, aiuta i partecipanti a trarre il massimo giovamento dal ritiro interiore 
8. Riducono la perdita di memoria: le tecniche di rigenerazione personale aiutano a ostacolare il decadimento cerebrale e a mantenere la mente giovane
9. Favoriscono il digital detox: i ritiri di pratica e teoria permettono di immergersi in una fonte dalla quale trarre energia e maggiore chiarezza, distaccandosi da smartphone e tablet
10. Migliorano le relazioni sociali: le tecniche di rigenerazione aiutano a essere più compassionevoli e altruisti verso il prossimo

 

 

 

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Ginnastica e sermoni, quando la religione si allea con il fitness

Canti sacri e riti vanno in palestra

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Chiudi Programmi di riposo e silenzio al Global Wellness summit (ANSA) Programmi di riposo e silenzio al Global Wellness summit

I Millennial considerano la palestra come una ‘chiesa’ e ora potremmo prendere alla lettera il concetto perché un numero crescente di istituzioni religiose e organizzazioni senza scopo di lucro stanno incorporando ad alcuni precetti una vasta gamma di corsi di ginnastica. Segnala la nuova tendenza, che si consolida soprattutto negli Stati Uniti, il nuovo report del Global Wellness Institute, organizzazione statunitense che monitora l’andamento del comparto fitness a livello globale. Il fenomeno ha un titolo inequivocabile, ‘Organized Religion jumps into Wellness ‘ e, si legge che le attuali offerte del settore ‘benessere’ includono nuovi ‘bootcamp Ramadan’, ‘escursioni wellness ebraiche’, ‘ritiri di benessere cristiani’, ‘lezioni di Pilates cattolici’ e ‘canali YouTube di fitness musulmano’.
Molte comunità religiose arricchiscono i loro eventi una tantum con lezioni di aerobica che integrano sermoni o preghiere ed altre allestiscono intere sale con attrezzi per il fitness, il rabbino Jaymee Alpert della Congregazione Beth David di Saratoga, in California, ha sviluppato una pratica che mescola allenamenti di forza con metodi di culto ebraico. Mensilmente offre sessioni di ‘affondi’ con quelle di yoga, attingendo a temi della liturgia e dei programmi di preghiera a ‘bagni ‘nella foresta. Spiegano gli analisti dell’istituto: ”Alpert si è ispirato alla crescente popolarità della terapia della corsa, uno sport fisicamente impegnativo che alcuni consulenti ritengono possa aiutare le persone ad aprirsi e ad accedere meglio alle proprie emozioni”.

Spiega Alpert stesso: "L'obiettivo è aiutare a ricollegare le parti di noi stessi che di solito pensiamo siano lontane, separate. O siamo in palestra per essere fisici o andiamo in sinagoga per essere spirituali. Ma c'è una connessione fra le due parti”.

Il trend non riguarda solo le comunità religiose che intraprendono la strada dei metodi sportivi da affiancare alle preghiere, anche le palestre si stanno aprendo agli esercizi spirituali. Gli analisti segnalano ‘SoulCore’, un programma per fare movimento ‘cattolico’ e che combina lo stretching alla ginnastica funzionale con le preghiere del rosario e che coinvolge oltre 100 parrocchie in tutti gli States. Segue il ‘Faithful Workouts online’, allenamenti in streaming uniti a mini-sermoni e musica cristiana. La fondatrice, Michelle Spadafora, afferma che i suoi clienti sono stufi di separare lo stile di vita dalla fede e questa è la soluzione migliore in epoca 'multitasking'. Altri imprenditori optano per includere la fede in una sorta di nuovo franchising, come evidenziato da CrossFit con il corso F.M.S. (che sta per "For My Savior") a Midland, nel Texas e CrossFit 27:17 (che si riferisce ai sacri testi) a Flowood, Mississippi.

Gli analisti citano anche ‘Females in Action (FIA)’, un programma di allenamento gratuito, in stile bootcamp per sole donne, dove ogni allenamento termina con una preghiera. In soli sei anni, il corso FIA è cresciuto fino a raggiungere 6.000 membri in 53 diverse aree degli Stati Uniti.

Anche le piccole palestre tipo boutique includono nuove proposte in chiave spirituale, come il club per donne ‘Nawal Haddad’, a Singapore, che offre esercizi hijab-friendly (per donne musulmane), mentre la ‘Kosher Gym’ di Gerusalemme si rivolge a uomini ebrei osservanti e include le preghiere serali e un caffè rigorosamente kosher. inoltre il Jewish Yoga Network segnala un evidente incremento degli istruttori che cercando di adottare le pratiche indù, mentre la catena in franchising di palestre ‘Lord’s Gym’ , una ventina di sedi, incrementa la preenza sul territorio con corsi di fitness dall'aria religiosa.

Il teologo Martin Palmer, nell'ultimo summit del wellness organizzato dal Global Wellness Insitute, ha spiegato che "la religione da sempre è profondamente legata al corpo includendo diete monastiche, ritiri spirituali di digiuno, pellegrinaggi e rituali fisicamente molto impegnativi". Ora i metodi alla base dei precetti religiosi sono per la prima volta mutuati in nome del benessere fisico.

 

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Dai rimedi per il sonno alla musicOterapia, dieci trend mondiali del wellness

Il fitness dal Giappone e il wellness sabbatico, tutto per stare meglio

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Chiudi Meditazione fitness dal Global Wellness Summit  Sangha by Octave (ANSA) Meditazione fitness dal Global Wellness Summit Sangha by Octave

Nel mondo si spendono 432 miliardi di dollari per riposare meglio e ancora non dormiamo. Entro il 2024 la ‘sleep economy’, che include i metodi alternativi per migliorare il riposo notturno, raggiungerà i 585 miliardi di dollari. Devices che controllano come dormiamo, luci ‘circadiane’ biodinamiche per gli ambienti di casa, App con le dosi di luce/buio per i frequent flyers vittime del jet lag, diete calmanti, integratori ed erbe rilassanti, materassi e guanciali pro sonno, massaggi e terme pro-riposo sono in cima alla top ten del wellness a cura del Global Wellness Institute, organizzazione statunitense che monitora le tendenze di palestre, club fitness, studio privati, personal trainer, industrie e clienti di tutto il mondo.

Al secondo posto della classifica i rimedi wellness per i nuovi giovani: gli ultrasessantenni. L’età è riscritta, la generazione di over sessanta è diversa da quella che li ha preceduti, è ancora nel pieno del lavoro, corre le maratone, va in palestra e cura il proprio aspetto in modo puntuale. “La vecchiaia è più bella di quanto pensi”, si legge nel report che punta alla silver wellness economy ricordando che nel 2050 la popolazione over 60 raddoppierà passando dal 12 al 22 per cento. Il business del benessere si prenderà cura non solo della forma fisica dei nuovi anziani e i club del fitness iniziano ad offrire anche corsi contro l’incontinenza e i sintomi fastidiosi della menopausa. Anche la moda considera gli anziani e Maye Musk, modella settantunenne, è fra le nuove cover girl di molte riviste patinate. Non mancano i colossi della cosmetica che puntano al pubblico più vecchio come Shiseido che – segnala il report – in Giappone ha lanciato recentemente ‘Prior’, un brand per pelle molto matura, idem ha fatto la statunitense Pause Well Aging.

Occupa la terza postazione il fitness dal Giappone anche in previsione delle imminenti Olimpiadi (sono attesi 600.000 visitatori fra luglio ed agosto prossimi e non si limiteranno solo a guardare le gare). Il Paese ha alle spalle una tradizione wellness secolare che sarà di grande tendenza per i prossimi anni. Saranno sempre più seguiti i bagni green nelle ‘foreste’, gli Onsen terapeutici, i monasteri buddisti per ritiri meditativi e piatti salutari ‘ shojin ryori’ che includono verdure selvatiche stagionali. Segue la filosofia ‘ikigai’ che invita a svegliarsi al mattino vedendo le cose in modo positivo e, grande ritorno, gli incensi naturali ad azione purificante e rilassante (il 70% prodotti nell’isola di Awaji-shima). Il Giappone abbina alle tradizioni una grossa spinta innovativa introducendo robot anti-stress e anti-depressione negli ospedali e nei centri benessere. Inoltre tecnologie avanzatissime nel campo della cura della pelle, come APP per l’iPhone che analizzano e quantificano le dosi ottimali di sieri in base alle necessità cutanee con ben 80.000 possibili combinazioni diverse (Future Skin, di Fine Fiber Technology). E’ made in Japan anche un nuovo rimedio che combina un siero cosmetico ad una membrana ultrasottile veicolata da un diffusore hi-tech che nutre la pelle la notte (di proprietà del brand Kao) .

Quarto posto per il benessere mentale che traslocherà dal lettino dell'analista al computer di cassa e ai trattamenti olistici e alternativi. Nel 2019, a livello globale, abbiamo speso circa il 15% in più rispetto all'anno precedente e arriveremo a 2.31 miliardi nel 2022. Per combattere l’ansia crescente e la depressione, i problemi di coppia e le difficoltà nelle relazioni umane ci affideremo sempre più agli analisti virtuali. Segnalano gli studiosi che chatbot, robot e piattaforme di consulenza psicologica e terapia di coppia sono destinati ad aumentare e che l’80 per cento delle cure può già traslocare in remoto riducendo i costi delle consulenze ed allargando in modo esponenziale la platea. Ad oggi le APP per la salute mentale sono oltre 10.000, quelle per la meditazione raggiungono un business di miliardi di dollari, i software per il 'benessere delle relazioni' crescono del 14,8% ogni anno e raggiungeranno i 2.3 miliardi di dollari entro il 2022.

Quinto posto per la medicina energetica. Olistica, alternativa e da sempre bocciata da quella ufficiale, inizia ad avere una aria più seria, scrivono gli studiosi. Il potenziale dei campi magnetici, delle luci e dei suoni per aumentare l’energia del corpo sono presi sempre più in considerazione nei centri benessere e perfino inclusi nella progettazione di case pensate per il benessere.

Sesto posto per il ‘wellness religioso’ , dai bootcamp Ramadam alle classi di pilates cattolico, dai ritiri wellness in luoghi cristiani ai canali youtube di fitness musulmano. “I millennials considerano le palestre come chiese, - si legge nella ricerca, - ed ora iniziano a considerarli così letteralmente. Un numero crescente di istituzioni religiose e organizzazioni no profit incorporano una serie di modalità fintess nelle varie attività".

Settima postazione per il wellness sabbatico, per chi può permettersi un ritiro prolungato dalle attività quotidiane per ritrovare la forme fisica e mentale. Il sabbatico deve durare almeno 20 giorni ed è offerto nelle principali Spa, centri termali ed hotel di lusso (con la possibilità di lavorare dal posto, in caso di astinenza).

Al posto numero otto i trattamenti per la salute riproduttiva. Si fanno meno figli e le strategie per averli si intensificano. Meditazione, cibi salutari, attività fisica mirata, test per la fertilità connessi con App e smartphone che includono la conta della ‘riserva ovarica’, congelamento ovuli (che crescerà del 25% nei prossimi due anni) e così via.

Al penultimo posto dei trend del wellness 2020 del Global Wellness Institute la musica per il benessere. Dalla musico-terapia (ne bastano 78 minuti al dì per migliorare il benessere mentale, secondo la British Academy of Sound Therapy), al suono del Gong per calmare l’ansia, dalle tracce musicali per sessioni di mega-meditazione fino alla musica di precisione con l’aiuto di nuove tecnologie applicate con il supporto di neuro scienziati. Al decimo posto gli analisti inseriscono l’importanza della scienza dietro le industrie. Nel mondo wellness è pieno di fake, elisir miracolosi e frodi. Gli analisti citano lo ‘sproporzionato ‘ successo del sito internet Goop di Gwyneth Paltrow, che vende delle sue uova vaginali alle candele profumate di odori corporei come mezzi per stare bene (con un giro d’affari che si avvicina ai 250 milioni di dollari) . Cosa fa davvero bene? Il settore del wellness ha grande bisogno di maggiori prove scientifiche e regole tanto che gli studi in corso rientrano nella nuova classifica.

 

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Gua Sha, perchè il rituale cinese con le pietre è un botox naturale

Roller per massaggiare il viso con giada e quarzo rosa

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Chiudi Gua Sha foto iStock. (ANSA) Gua Sha foto iStock.

Gua Sha: vi dice niente il nome? Forse no ma se frequentate i social l'immagine del volto asiatico con giada, quarzo rosa e roller a fare massaggi sulla pelle vi farà accendere la lampadina. Il rituale cinese, che ha origine nella medicina tradizionale di quel paese, fa parte di una routine skincare ora molto di moda. Definito il 'botox' naturale, si può fare nelle spa di lusso, nei centri estetici o anche a casa, provando ad usare da soli le pietre davanti allo specchio e se il risultato non è lifting pazienza di sicuro sarà tempo dedicato a noi stessi dunque molto prezioso.
Pietre e jade roller sono in voga (per la verità nella catena cool di Face Gym, a Los Angeles, Londra, New York c'è anche una versione dorata con la stessa funzione): utilizzando a viso pulito un olio come vettore, di rosa mosqueta o semplicemente di mandorle o un fluidificante viso multi oil (c'è un brand inglese specializzato, Philosophia Botanica che ha sieri e oli organici di rosa, baobab, calendula, neroli utilizzati in particolare come boost antiossidanti nei rituali spa, ad esempio all'Eden a Roma), si massaggia la pelle lentissimamente con il roller , sottolineando sulle rughe più o meno profonde del viso e aiutandosi con le pietre che producono un massaggio energetico (Tui Na). Pietre che hanno varie forme, piatta, a farfalla, a cuore, a pesciolino, lunga a cucchiaio, ciascuna per una migliore aderenza dei punti del viso da liftare e rassodare, modellando i contorni e ossigenando la pelle . Il Facial Gua Sha produce benefici a partire dal calore generato dallo sfregamento che comunica al corpo che c'è una reazione da avere, una 'ferita da sanare' e così si auto rigenera. Gua infatti significa “strofinare” e Sha “calore” . Se l'idea è di provare da soli innanzitutto al momento dell'acquisto bisogna che la pietra risulti fredda, altrimenti si tratta di resine e poi come scegliere? Ognuna nella medicina cinese ha un  significato il quarzo rosa è connesso al cuore, la giada bianca è armonizzante ad esempio.

Ecco nel dettaglio le pietre per il Facial Gua Sha

La giada: Durante le dinastie cinesi la giada era classificata come “Gemma Imperiale” e questa pietra
semipreziosa è ancora oggi considerata come una pietra ‘guaritrice’, pietra ricca di benefici per il corpo e
per la mente.
“per molti secoli prima di Confucio (551-479 a.C.), la giada era considerata di origine soprannaturale, e si
riteneva contenesse l’essenza della vita, della virtù e dell’eternità”.
E’ una pietra dura appartenente alla famiglia del sillicate e può avere diverse colorazioni, ma di solito è
verde, a causa della presenza di cromo. Non è un minerale, ma una pietra formata da due minerali, nefrite
e giadeite, distribuiti secondo una struttura a granuli e fibre intrecciate. Questa pietra preziosa, oltre ad
essere usata fin dall’antichità per produrre gioielli, à molto apprezzata in cristalloterapia per le sue
proprietà calmanti e lenitive.
Come tutte le pietre verdi, la giada è collegata al quarto chackra, quello del cuore. Il suo elemento invece è l’acqua, legato alla sfera della femminilità e delle emozioni (compassione, amore, guarigione e
riconciliazione). In cristalloterapia, questa pietra è utilizzata per rafforzare il cuore, riattivare la circolazione
e purificare il sangue. Inoltre è usata anche per il benessere del fegato e della milza e per rafforzare il
sistema immunitario. Ha proprietà riequilibranti, migliora la funzionalità dei reni e aiuta a sgonfiare gli arti.
Sul viso ha proprietà anti-age, se utilizzata con strumenti come il jade roller o il gua sha. Per quanto
riguarda i benefici sullo spirito e sulla mente, ha proprietà calmanti e rasserenanti, aiuta a superare le
paure, consola, dona compassione e benevolenza. Infine, aiuta a chiarirsi le idee e apre la mente alle
novità. Evocatrice di saggezza e sincerità, apporta prosperità, amore e longevità. E’ inoltre utilizzabile come
amuleto protettivo. E’ considerata da sempre come una pietra che aiuta e propizia la fortuna economica.
La medicina tradizionale cinese ritiene che l’effetto rinfrescante della giada aiuti ad alleviare i dolori sinusali
e i mal di testa, ad alleviare lo stress e le borse sul viso. Le proprietà di questo minerale fanno si che abbia
un alto livello di conducibilità termica; questo ha l’effetto di renderlo efficiente nell’allontanare il calore dal
viso.
Il Quarzo Rosa: è simbolo di amore e di bellezza, si pensa che questa pietra abbia un effetto particolarmente forte su chi la indossi, calmando le sue emozioni, placando le sue angosce, e rendendo più semplice la guarigione da traumi emotivi. Questo minerale stimola anche la fantasia e l’intelletto, aprendo il cuore alla pace interiore, all’amore per se stessi e l’autostima. Incoraggia, inoltre il perdono, l’amore e l’amicizia. Il quarzo rosa è conosciuto come “pietra dell’amore”, tanto da essere considerato un minerale legato a venere. Gli antichi Egizi credevano che il quarzo rosa potesse ritardare l’invecchiamento. Tradizionalmemte veniva usata per i neonati, per facilitare la loro transizione dall’esistenza spirituale a quella fisica, nel momento della nascita e del loro venire al mondo.
La pietra aiuta a raggiungere il dono prezioso dell’amore sincero verso gli altri e verso se stessi, poichè è
solo apprezzando il prossimo che si può imparare ad amare il proprio sè. Non accettarsi completamente è
semplimente un sintomo di forte dolore che ci si porta dentro, di una ferita che continua a sanguinare
finchè non si rimargina: il quarzo rosa può aiutarci a curare quella ferita emotiva, incentivando il
superamento di vecchi traumi affettivi, andando a scovare blocchi e vecchi dolori che hanno bisogno di
essere purificati. Può stimolare, quindi a rilascire le emozioni represse e lenire la tristezza.
Inoltre, la pietra risveglia e rafforza il nostro senso della bellezza.

La Nefrite Nera: è una pietra dalle proprietà fortemente protettive, idratanti e anti-invecciamento. Migliora la circolazione sanguigna e accelera il metabolismo del viso. Anch’essa è considerata una pietra di bellezza e salute ed è molto amata e riverita nella Medicina Cinese per le sue forti proprietà.

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Animatori e tate, come ti intrattengo il pupo al ristorante

Kids Friendly o Children free? Il dibattito impazza

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Chiudi Mucca Pazza (ANSA) Mucca Pazza

Bambini al ristorante? Il dibattito si/no impazza. Vogliamo ristoranti Kids Friendly o ristoranti Children free? Le famiglie si rivelano un target di fondamentale importanza per il settore della ristorazione. Il 47% degli intervistati con figli con meno di 12 anni indica di andare al ristorante almeno una volta alla settimana – un dato solo di poco inferiore a quello di chi non ha figli in casa (49%). Questa fascia di clientela predilige i ristoranti di cucina tradizionale e le pizzerie. Non solo realizzato da Bva Doxa al quale ha collaborato TheFork emerge che offrire ambienti adatti alle esigenze degli ospiti più piccoli è considerato da tutti un valore aggiunto. Per 2 italiani su 3 è un’informazione che aiuterebbe nella scelta del locale e – soprattutto - quasi il 90% degli intervistati prenoterebbe un ristorante dotato di questo servizio se unito a delle buone recensioni sul cibo. Ad apprezzare di più il servizio sono le persone con figli di età inferiore ai 12 anni (72%) e i residenti al Sud e nelle isole (91%).
Sembra evidente che la presenza di servizi dedicati possa migliorare l’esperienza di tutta la clientela. Più del 40% degli italiani con figli ammette di essere stato costretto almeno una volta a lasciare il ristorante prima di quando avrebbe voluto, a causa dell’ambiente poco adatto alle famiglie e il dato sale per chi ha bambini di età inferiore ai 12 anni. D’altro canto a 1 italiano su 3 è capitato di non scegliere un locale perché frequentato spesso da famiglie con bambini. Servizi di animazione, tate per la cena, spazi gioco: ecco le soluzioni trovate dai ristoranti italiani per rispondere alle esigenze di tutta la clientela.

Alcuni indirizzi. A Roma è famoso Pizza e Tata - non una semplice pizzeria, ma una pizzeria con una tata. Si tratta di un servizio esclusivo che il locale offre ai suoi clienti per intrattenere i bambini fino ai 12 anni in un ambiente dedicato. Sempre nella capitale si definisce un ristofamily Mucca Pazza che ha un menù kids friendly e una Bimbolandia per farli divertire. A Firenze c'è Fosso Bandito un ristorante situato all’interno del Parco delle Cascine di Firenze dove ad esempio le domeniche di febbraio a pranzo c'è animazione gratuita per i bambini. A Torino Benvenuti Al Sud ha un'ampia sala bimbi, provvista di ogni sorta di intrattenimento. A Napoli addirittura Il Peperoncino Birichino oltre alla Kids Area ha laboratori indirizzati proprio ai bambini: laboratorio artistico, di cucina, musicale e teatrale. Sempre a Napoli a Le Cantine dei Petrone si punta sugli animatori presenti nel ristorante e nell' area giochi esterna. Pollicino, Cavernago (MI) è un ristofamily non lontano da Milano con Kids Area con l’intrattenimento di animatori. Altro indirizzo è Comix Movie, Invernigo (CO) dove protagonisti assoluti sono i fumetti. Tutto è a tema supereroi, anche il cibo:  “Cap” Pizza ispirata a Captain America, la “Super” Pizza ispirata a Superman o ancora il “Dark” Burger ispirato a Batman.

Pizza e Tata, Roma

Non una semplice pizzeria, ma una pizzeria con una tata. Si tratta di un servizio esclusivo che il locale offre ai suoi clienti per intrattenere i bambini fino ai 12 anni in un ambiente dedicato. Così la Tata gioca con i vostri figli e voi vi godete l’esperienza al ristorante.

Fosso Bandito – Buonerìa, Firenze

La Buonerìa è un ristorante situato all’interno del Parco delle Cascine di Firenze dove vi aspettano un menu per tutti i gusti e una grande attenzione ai più piccoli con programmi dedicati. Ad esempio, per tutte le domeniche di febbraio a pranzo ci sarà l’animazione gratuita per i bambini.

Benvenuti Al SudTorino

In questo ristorante potrete gustare la cucina mediterranea in tutte le sue declinazioni, pizza compresa, e potrete farlo lasciando i vostri figli liberi di giocare nell’ampia sala bimbi, provvista di ogni sorta di intrattenimento.

Mucca Pazza, Roma

Tanta è l’attenzione a bambini e famiglie che il ristorante Mucca Pazza si definisce un ristofamily. Con il loro menù kids friendly e la loro Bimbolandia si presenta davvero come il paradiso dei più piccoli.

Il Peperoncino Birichino, Napoli

Da Il Peperoncino Birichino potrete gustare dell’ottima pizza e potrete farlo lasciando i vostri figli giocare nella dedicata Kids Area. Inoltre il ristorante organizza dei laboratori indirizzati proprio ai bambini: laboratorio artistico, di cucina, musicale e teatrale.

Le Cantine dei Petrone, Napoli

In questo ristorante l’intrattenimento è all’ordine del giorno. Non solo per i più grandi –  con cabaret e spettacoli di vario genere – ma anche per i bambini, per i quali spesso sono presenti animatori dedicati. Inoltre il ristorante è dotato di un’ampia area giochi esterna.

Pollicino, Cavernago (MI)

Il loro motto è “Tu mangi in tranquillità e loro si divertono”. In questo ristofamily di Cavernago - non lontano da Milano - i bambini possono giocare in una Kids Area con l’intrattenimento di animatori e i genitori possono gustare l’ottima cucina mediterranea.

Comix Movie, Invernigo (CO)

Come dice il nome stesso qui i protagonisti assoluti sono i fumetti. Tutto è a tema supereroi, anche il cibo! Come la “Cap” Pizza ispirata a Captain America, la “Super” Pizza ispirata a Superman o ancora il “Dark” Burger ispirato a Batman.

Mucca Pazza, Roma

Tanta è l’attenzione a bambini e famiglie che il ristorante Mucca Pazza si definisce un ristofamily. Con il loro menù kids friendly e la loro Bimbolandia si presenta davvero come il paradiso dei più piccoli.

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Senza capelli o con vitiligine, da Barbie ancora nuovi modelli inclusivi

Bambole con cui riconoscersi. E Ken ha i capelli lunghi e rossi

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Chiudi Le nuove Barbie inclusive (ANSA) Le nuove Barbie inclusive

 Senza capelli, con vitiligine,  con la protesi (dorata) sono alcune delle nuove bambole inclusive che Barbie lancia nell'ambito del suo programma orientato all'accoglienza della diversità. Le nuove bambole si uniscono a più di 170 diverse dolls e anche a Ken lontani dal modello perfettino e plasticoso degli anni passati: un Ken dai capelli lunghi e fluenti e il primo Ken dai capelli rossi.
Barbie Fashionistas è la linea entro la quale il brand offre più diversità e inclusione, bambine e bambini possono scegliere fra una grande varietà di tonalità di pelle, colori di occhi, texture e colori di capelli, corporature e look. La varietà offerta è stata creata con l'intento di ispirare la bambola con cui si è più in sintonia. Differenti forme del corpo tra cui Tall, Petite, Curvy e una doll con un busto più piccolo, un punto vita meno definito e braccia più robuste. Dolls che riflettono disabilità permanenti, inclusa una bambola con una protesi e una con sedia a rotelle e rampa di risalita.
Esistono ormai per Barbie 5 tipologie di corporatura, 22 carnagioni, 76 acconciature, 94 colori di capelli e 13 colori di occhi, mentre Ken è disponibile in 4 corporature, 18 tipi di lineamenti, 13 incarnati, 9 colori di occhi e 22 colori di capelli.
La bambola senza capelli (bold) è riflesso del trend dell'hairstyle che dalle passerelle delle sfilate di moda arriva fino alle strade del centro. Se una bambina, per qualunque motivo, sta subendo la perdita dei capelli, può vedersi comunque rappresentata nella sua bambola preferita. Una doll dall'incarnato più scuro e con una protesi dorata. Nel 2019, Barbie ha introdotto dolls che riflettono disabilità permanenti, inclusa una bambola con un arto artificiale, grazie alla collaborazione Jordan Reeves, una dodicenne che ha come missione l'ideazione di soluzioni creative che aiutino i bambini affetti da disabilità, così da creare un'esperienza di gioco che sia il più rappresentativa possibile. "Continuando a ridefinire, come Mattel - dicono all'azienda americana - cosa significhi essere una "Barbie" o assomigliare ad una Barbie, l'inclusione di una bambola con vitiligine nella nostra linea più importante permette ai bambini d'immaginare altri scenari sul mondo che li circonda.

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Oltre lo stile perfettino (Ferragni & Co) è la volta delle autentiche VSCO girl

Nuova subcutura Gen Z spopola su TIK TOK, capitanata da Billie Eilish, è cheap, spontanea, rifiuta i ritocchi

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Chiudi VSCO Smalti color pastello, abiti finto trasandato e elastici-simbolo per le teenagers VSCO Girls (ANSA) VSCO Smalti color pastello, abiti finto trasandato e elastici-simbolo per le teenagers VSCO Girls

Le precedenti generazioni probabilmente le descriverebbero come ‘ragazze acqua e sapone’ sbagliando clamorosamente a classificarle e non solo perché questa definizione è obsoleta da tempo. Loro infatti sono le ‘VSCO girl’ e identificano uno stile di una subcultura della Generazione Z nata sui social e che spopola su Tik-Tok (la piattaforma preferita dai nativi digitali). Sono la contrapposizione alla perfezione delle influencer griffate dalla testa ai piedi e ai selfie artefatti con i moltissimi filtri di instagram, infatti sono nate sulla piattaforma VSCO (da qui lo slang Vsco girl) che aveva, almeno agli albori, meno filtri ed opzioni di ritocco per le fotografie. Il fenomeno è esploso nell’ultimo anno e ora le ragazzine VSCO hanno abbandonato la piattaforma di origine per scambiarsi outfit e like su qualsiasi social.

Hanno una testimonial spontanea e seguitissima del calibro di Billie Eilish che sul look (almeno all'apparenza) casuale basa la sua identità e sono state in cima alle top trendy fashion research su Google nell’anno appena trascorso. Ai look ineccepibili delle influencer del calibro di Chiara Ferragni, preferiscono un paio di sandali alla tedesca, un semplice burro di cacao sulle labbra (ne possiedono intere collezioni) e un trucco color pastello. All’oro preferiscono collanine fatte a mano con le conchiglie e braccialetti di gomma dell’amicizia. Legano i capelli alla rinfusa con uno ‘scrunchie’ (elastici ricoperti di tessuto) e indossano felpe e maglie di taglia XXL che usano anche come abiti, oppure calzoncini da calcio e calzettoni. Ambientaliste come sono, mostrano borracce a gogò personalizzandole con mille stickers. C’è chi, sui social, le apostrofa come ‘basic’ in modo critico ma per loro è un complimento.
Le milioni di ragazzine (americane, europee, asiatiche) fedeli allo stile VSCO sono riuscite forse a realizzare uno stile incredibilmente cool che le donne che le hanno precedute hanno nascosto, quello casalingo, quello della spesa sotto casa? Le nuove generazioni dell’età di Greta Thunberg e Billie Eilish se ne infischiano del giudizio degli altri che ritengono ingessato sdoganando in un batter d’occhi il look spontaneo, squisitamente cheap, semplice e ‘trascurato’. Lo rendono proprio, riconoscibile e vi si rispecchiano sentendosi belle così come sono (e perfino senza preoccuparsi di essere belle a tutti i costi, chissà). Non ricorrono a filtri e ritocchi eccessivi, vanno fiere delle loro idee di outfit originali e abbordabili, che condividono generosamente.
Pare così decisa questa nuova generazione di donne che lo stile Vsco si sta imponendo anche sui brand del fashion di lusso sparigliando un po’ le carte in tavola e creando abiti e accessori dello stesso stile, come il completo Burberry (di taglia extralarge) indossato da Billie Eilish agli ultimi American Music Awards o i crunchie fra i capelli visti alle sfilate di Versace.

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Oscar sempre più green, menu vegan per le star

Dopo i Golden anche i party per la statuetta etici e sostenibili

Lifestyle Food
Chiudi Press Room - 26th Screen Actors Guild Awards (ANSA) Press Room - 26th Screen Actors Guild Awards

Joaquin Phoenix, candidato per Joker, vegano e attivista ha già vinto: dopo i Golden Globe anche gli Oscar sono sempre più green ed etici. La sera del 27 gennaio al tradizionale festoso pranzo con i candidati alla statuetta per ogni categoria il menù è stato interamente a base di piante e così sarà anche al ricevimento al Dolby Theatre di Los Angeles dell'edizione 92 degli Oscar il 9 febbraio.

Il Governors Ball post cerimonia sarà composto per il 70% da piante e per il 30% pietanze vegetariane, pesce e carne. Tutto il cibo sarà di provenienza responsabile e coltivato in modo sostenibile. "L'Academy è un'organizzazione di storyteller da tutto il mondo e dobbiamo alla nostra appartenenza globale l'impegno a sostenere il pianeta", ha dichiarato. “Negli ultimi dieci anni, l'Academy si è impegnata a ridurre la propria impronta di carbonio. Negli ultimi sette anni, lo spettacolo degli Oscar ha avuto un'impronta zero-carbon. Continuiamo ad espandere il nostro piano di sostenibilità con l'obiettivo finale di diventare carbon neutral. ".

E la William Morris Agency, Wme, una delle massime agenzie di Los Angeles ha annunciato che il menu del suo party pre-Oscar sarà vegano e plant based in onore del suo cliente, la star di "Joker" e candidata Joaquin Phoenix, che ha fatto diventare (all'ultimo minuto visto che il menu iniziale prevedeva spigola alla cilena)  i Golden Globes vegan. L'agenzia collabora con il ristorante vegano Nic's a Beverly e This Messy Table LA per la festa del 7 febbraio a Beverly Hills.

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Dal fai da te al giardinaggio la community di esperti cambia l'e-commerce

Il caso europeo di ManoMano sfida i colossi

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi Giardinaggio, consulenza di esperti foto iStock. (ANSA) Giardinaggio, consulenza di esperti foto iStock.

Rivoluzionare il settore del fai-da-te, del giardinaggio e dell'arredo casa, offrendo al cliente un'esperienza d'acquisto on-line piu' umana e personalizzata, basata su comunità di appassionati che possano scambiarsi consigli e aiutarsi tra loro nella scelta del prodotto. Nella nuova tendenza ibrida che mescola e-commerce e consigli esperti s'inserisce ManoMano, tra le piu' promettenti risposte europee a colossi dell'e-commerce come Amazon, co-fondata nel 2013 dai due genietti francesi del web, Christian Raisson e Philippe de Chanville. Presente sul mercato italiano dal 2015, la piattaforma quotata nel Next40, l'indice delle principali start-up d'Oltralpe, conta più di 1.800 sellers ed oltre 4 milioni di prodotti, la più grande offerta europea di settore, 100% digitale: elettricità, idraulica, ferramenta, utensileria, deco e mobili da interno ed esterno, piscine ed animaleria. Sono 420 i collaboratori che operano in 5 mercati del Continente. Oltre alle due sorelle latine, Francia e Italia, anche Spagna, Germania Regno Unito e Belgio. "L'Italia - spiega Philippe de Chainville - rappresenta un mercato estremamente importante ed al centro delle nostre ambizioni: si tratta del nostro secondo mercato per volume di business e del secondo in cui ci siamo lanciati, subito dopo la Francia".
L'originalità di Mano a Mano, o in ogni caso la sua scommessa, riguarda in primo luogo l'esperienza d'acquisto, grazie ai cosiddetti 'Manoadvisors', comunità di esperti e appassionati di bricolage & affini ai quali chiunque può rivolgersi gratuitamente per la fase di consiglio e pre vendita, online e al telefono, 7 giorni su 7. Con più di un milione di 'chat' o conversazioni gestite solo nell'ultimo anno, la priorità è allargare ulteriormente questa comunità nei prossimi tre anni. L'Italia, in questo senso, è il Paese best in class in riferimento ai mercati ManoMano, a conferma del fatto che il cliente italiano è il più esigente in termini di scelta del prodotto e consiglio pre-vendita. "I nostri Manodvisors, oggi 100 in Europa - spiega Christian Raisson - sono appassionati ed esperti che fanno parte della comunità ManoMano. Sono dei veri appassionati ma soprattutto degli esperti ed il loro livello qualitativo è altissimo: prima di venire arruolati come Manodvisors devono passare diversi test, tecnici e di settore ma anche attitudinali e sociologici: devono sapere parlare ad un cliente e consigliarlo al meglio in ogni situazione". Agli stessi fondatori, l'idea venne non tanto perché fossero esperti del settore ma proprio in quanto clienti col pallino del bricolage. "Alla base - raccontano - eravamo dei veri appassionati di 'fai da te', ci occupavamo delle nostre case nel weekend e realizzavamo diversi progetti di bricolage nel nostro tempo libero. Il problema é che non trovavamo mai i prodotti che volevamo, passavamo ore a cercare nei vari negozi e centri specializzati. Tanto tempo (perso) in macchina, spesso senza scovare il prodotto sognato. Così, ci siamo detti che al giorno d'oggi possiamo trovare qualsiasi cosa online, comprare qualsiasi cosa sul web. Ma non esiste una vera offerta bricolage, giardinaggio e arredo casa. Ci siamo quindi decisi a lanciare un sito specializzato per questo settore". Di necessità virtu', dunque. E con un certo successo. A seguito dell'ultimo round di finanziamento da 110 milioni di euro dello scorso aprile, motivato da forti ambizioni europee, il 2019 ha fatto registrare una crescita superiore al 50% e ha generato un fatturato globale di 620 milioni di euro. L'Italia, secondo mercato per importanza, chiude con una crescita del 77% e 65 milioni di euro di fatturato, a cui si aggiungono ulteriori 18 milioni di euro di crossboarder business generato dai seller italiani verso gli altri mercati europei della marketplace.

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Auschwitz 75 anni dopo. Come è potuto accadere? Indifferenza

Segre e gli altri 12 testimoni ancora in vita per fermare le politiche dell'odio

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Chiudi 75th anniversary of the liberation of the former Nazi-German concentration and extermination camp KL Auschwitz-Birkenau (ANSA) 75th anniversary of the liberation of the former Nazi-German concentration and extermination camp KL Auschwitz-Birkenau

27 gennaio 1945, 75 anni fa, la  liberazione del lager nazista di Auschwitz, il giorno di non ritorno sugli orrori dell'Olocausto, la data dopo la quale il mondo di allora ha saputo. E' la Giornata della memoria per non dimenticare la Shoah. Come è potuto accadere tutto questo?
Liliana Segre, oggi senatrice a vita, all'epoca adolescente riuscita a sopravvivere insieme ad appena altri 24 bambini italiani, da 30 anni testimone vivente e araldo della memoria come ama definirsi, risponde sempre con una sola parola sempre la stessa: "indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola. Per questo - ha scritto nella Memoria rende liberi (Rizzoli) - ho voluto che fosse scritta nell'atrio del Memoriale della Shoah di Milano, quel binario 21 della stazione centrale da cui partitorono tanti treni diretti ai campi di sterminio incluso il mio. La chiave per comprendere le ragioni del male e inclusa in quelle cinque sillabe perchè quanto credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi allora non c'è limite all'orrore". Non a caso è la stessa parola che la Segre ha scritto per la definizione d'autore del Vocabolario Zingarelli 2020: "Indifferenza" citando Gramsci e don Milani. Ecco come: "E' abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, “me ne importa, mi sta a cuore”. È il “contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”.
Secondo la Unione delle Comunità ebraiche italiane e dello scrittore e storico Marcello Pezzetti, tra i massimi conoscitori della Shoah, i testimoni viventi dell'orrore, ora che l'8 dicembre 2019 è morto anche Pietro Terracina sono appena 13: oltre Liliana Segre, Sami Modiano, la scrittrice Edith Bruck tra i più noti. Quelle vite interrotte faticosamente e forse mai definitivamente riprese sono quanto di più prezioso ci sia per non dimenticare. Ma dopo di loro? E' proprio questo il passaggio di testimone che più sta a cuore alla Segre e agli infaticabili araldi della memoria. La senatrice a vita, 90 anni il 10 settembre, non è mai più voluta tornare ad Auschwitz: "ne sono uscita sana di mente e non voglio sfidare la sorte varcando ancora quel cancello. Ognuno ha i suoi limiti", ammette nel libro riuscito recentemente. Ma vari altri si, insieme agli studenti che in questi anni grazie al progetto Auschwitz hanno fatto e fanno memoria : Promemoria Auschwitz con i treni che ogni anno partono - uno proprio il 27 gennaio - diretti a Cracovia e alla visita del lager, esperienze indimenticabili per sviluppare un uso consapevole e appassionato della storia e delle memorie,  ma anche - nell'intenzione dell'associazione Deina che da anni li promuove, per interpretare il presente, scolpire lo spirito critico e immaginare il futuro.

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Addio Michou, per 60 anni simbolo del cabaret parigino

Al suo celebre locale di Montmartre si ispirò film 'Il vizietto'

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Cabaret Michou (site Michou) (ANSA) Cabaret Michou (site Michou)

E' scomparso a 88 anni 'Michou', l'uomo simbolo del più tradizionale cabaret parigino, proprietario del locale che portava il suo nome - 'Chez Michou', nel cuore di Montmartre - e che ogni sera, per 63 anni, ha accolto vip e gente comune ai suoi tavoli, presentando personalmente lo spettacolo che, di volta in volta, andava in scena. A 'Chez Michou' si ispirava, fra l'altro, la Cage aux folles, il cabaret al centro del film "Il vizietto".
    Sempre vestito di blu da capo a piedi, occhiali compresi, Michou (nome d'arte di Michel Catty), ha creato il cabaret "trasformista", proponendo fin dal primo dopoguerra spettacoli con uomini travestiti da donne, molti anni prima dell'ondata delle "drag queens". Dal 1956, il suo piccolo locale è sempre stato pieno, le "Michettes" in scena - truccatissime - divertivano i presenti ai tavoli con parodie a volte feroci dei personaggi del momento. Sempre "senza prendere in giro o essere volgari", aggiungeva Michou, che si è sempre definito "l'omosessuale più conosciuto della Francia".
    Arrivato a Parigi dal nord del Paese a soli 17 anni subito dopo la guerra, cominciò a gestire il futuro "Chez Michou" che era allora un semplice bar, al numero 80 della rue des Martyrs. Nel 1956, di martedì grasso, lanciò la sfida ad altri due amici, travestirsi da donna famosa. E lui scelse Brigitte Bardot.   Successo clamoroso e dalla sera dopo tutti in scena travestiti, con parrucche e ciglia finte, camerieri e barman compresi.
    'Chez Michou", negli anni, ha rivaleggiato con gli altri luoghi simbolo del cabaret parigino dal Moulin-Rouge al Lido, al Crazy Horse. Nel 2005, Michou ricevette l'onoreficenza della Legion d'Onore, ma non perse mai di vista le sue origini semplice: ogni mese, invitava nel cabaret gli anziani del quartiere di Montmartre che non potevano permettersi il suo spettacolo. Per i suoi 80 anni, innaffiati da fiumi di champagne (ne beveva da solo, a suo dire, due bottiglie e mezzo al giorno), Michou fu festeggiato da personalità come Jean-Paul Gaultier e Nana Mouskouri. Lì, annunciò anche l'uscita delle sue memorie ("Il principe blu di Montmartre") e le sue ultime volontà: essere sepolto in una bara blu e la fine dell'attività del suo cabaret dal giorno della sua morte": "voglio che scompaia con me", aveva detto.
   

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Giorno memoria: Segre, indifferenza è complice

Senatrice a vita scrive definizione d'autore per Zingarelli 2020

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Liliana Segre interrompe gli incontri nelle scuole (ANSA) Liliana Segre interrompe gli incontri nelle scuole

"L'indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori": queste alcune parole della 'definizione d'autore' che la senatrice a vita Liliana Segre, 90 anni il 10 settembre, superstite dell'Olocausto, testimone da 30 anni della Shoah italiana, sotto scorta da mesi per le minacce, ha scritto per il vocabolario Zingarelli 2020.
La testimone dell'Olocausto cita Antonio Gramsci: “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, "rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza - ha scritto la Segre - racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L'alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, “me ne importa, mi sta a cuore”. È il “contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”. Con queste parole della senatrice che uscì viva, insieme ad appena altri 24 bambini, dal lager di Auschwitz di cui il 27 gennaio ricorrono i 75 anni dalla Liberazione, si rivolge a ciascuno di noi e ci mette in guardia: per indifferenza possiamo renderci complici di un orrore senza limiti. Ci mostra, con Don Milani, l'alternativa possibile: "me ne importa, mi sta a cuore". La tragedia della Shoah è avvenuta nell'indifferenza di chi si sentiva al sicuro e ribadire questo messaggio, come la Segre instancabilmente fa da 30 anni durante i quali è diventata memoria vivente dell'orrore, non può non leggersi monito per tutti, che si tratti di antisemitismo, di razzismo o di qualunque altra situazione in cui voltarsi dall'altra parte ci rende complici.


   

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Il bestiario romantico di Marseglia porta in passarella Fiona May

Zoomantic al baule dei ricordi con materiali di scarto

Lifestyle Moda
Chiudi Sfilata Italo Marseglia con Fiona May  Altaroma - 	Photo di Pietro Piacenti (ANSA) Sfilata Italo Marseglia con Fiona May Altaroma - Photo di Pietro Piacenti

Lo Zoomantic di Italo Marseglia, ad Altaroma con una sfilata con in passerella la bellissima Fiona May con cinque campioni della nazionale italiana di scherma, è un bestiario romantico all'insegna dell'upcycling, un safari nei ricordi dell'infanzia, tra giochi e animali. Seguendo l'idea del viaggio nel tempo, in toni caldi e sbiaditi come vecchie foto trovate in un baule, continua l'impegno dello stilista nel riutilizzo di materiale di scarto e conferma il suo impegno nell'upcycling, dando nuovo valore e contenuti a preziosi tessuti, pizzi, paillettes, pelli e accessori di sartoria. Un viaggio magico e fiabesco nell' immaginario infantile, uno zoo romantico ispirato alla vita delle prime due domatrici circensi femminili, Claire Heliot e Olga Jeannet, e al loro affermarsi nel tardo '800 in un mondo così maschilista come quello del circo. Le sue eroine nei loro primi approcci al mondo animale e i loro ricordi di bambine rivivono nelle gonne di tulle ampio come tutù, nelle camicie dai colli arrotondati e dai volumi infantili, nella ricerca di proporzioni della fanciullezza. Ma queste figure non guardano ai generi maschile-femminile. Così le giacche rubate dal guardaroba maschile sono arricchite da dettagli femminili, come i polsini da cui spuntano piume di struzzo. Le abbottonature dei pantaloni si arricchiscono delle costruzioni tipiche della sartoria partenopea maschile, senza rinunciare alla femminilità.
    Elefanti, giraffe, pantere, rane, leoni e uccelli, sono applicazioni tagliate a laser, ricami realizzati in perline di vetro riciclato, stampe serigrafiche realizzate con tecnica eco-green da Stamperia Fiorentina. I colori vanno dal bianco al nero, dai grigi al cammello fino al rosa e ai ross. Ogni materiale scelto all'insegna della sostenibilità e del riciclo, frutto di collaborazioni con aziende storiche come la Maison di pizzi Sophie Hallette (con sede a Calais, Francia) che fornisce il materiale destinato al macero per la produzione di un esclusivo patchwork di tirelle di vecchi campionari che per la prima volta si presenta con stampa in sublimatica digitale su tessuto ecosostenibile in alga.
   

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Spopola sul web la Dolly Parton Challenge

La regina del country si fa in quattro, la rete accetta la sfida

Lifestyle People
Chiudi 4 app, 4 versioni di se': la regina del country fa trend (ANSA) 4 app, 4 versioni di se': la regina del country fa trend

    Dolly Parton si fa in quattro e spopola sul web. La 74enne, regina del country e da novembre protagonista di una popolare serie su Netflix ispirata ai suoi brani musicali piu' famosi, ha ispirato l'hashtag #DollyPartonChallenge postando su Twitter un fotocollage di quattro diverse versioni di se' ispirate ai social piu' di punta.
    Star di Hollywood, influencer, serie tv, persino musei - il Musee d'Orsay, Sotheby's, il Benaki di Atene e il Museum of Fine Arts sono solo alcuni - e ovviamente tanti millennials padroni di pets sono partiti all'imitazione.

    Professoressa abbottonata fino al collo per LinkdIn; in maglione natalizio con le renne per Facebook; con la chitarra in uno scatto in bianco e nero in omaggio agli estetismi di Instagram, mentre per la popolare dating app di Tinder la scelta e' caduta sul costume da coniglietta di quando nel 1978 poso' per Playboy: queste le quattro Dolly Parton, "una donna che può far di tutto", come ha scritto la cantante in una frase accompagnata dall'emoji della strizzatina d'occhio come a dire: "Sapete, anche se non sono su Tinder, sono abbastanza hip per capire cos'e'".
    Nottetempo l'hashtag #DollyParton Challenge e' diventato virale. Come gli scatti condivisi da Dolly, le foto su LinkdIn tendono ad essere professionali, quelle su Facebook amichevoli e familiari. Instagram aspira allo scatto d'arte, Tinder a suggerire la potenzialità di un flirt o qualcosa di provocante.
    Chi ha accettato la sfida si e' adeguato interpretandola con ironia il piu' delle volte, talora con narcisismo.
    A spingere l'asta sul web e' stata Miley Cyrus, la figlioccia di Dolly: "Sta facendo tendenza in tutto il mondo parlando di piattaforme che neppure usa", ha commentato la cantante, rendendo omaggio alla "queen of meme" e a sua volta partecipando con la sua versione alla ormai a quel punto irresistibile sfida su Instagram.
    Celebrità come Jennifer Garner, Oprah Winfrey, Donatella Versace e tanti altri ne hanno seguito l'esempio. Ellen DeGeneres e' salita a bordo (con la moglie Portia De Rossi, i cani di famiglia e un gruppetto di amici celebri) e cosi' Naomi Campbell che ha sostituito Facebook con YouTube.
    Donne soprattutto, ma anche tanti uomini - dall'astronauta della Nasa Scott Kelly agli attori Mark Ruffolo e Will Smith - piu' migliaia di utenti della rete non famosi sono andati dietro all'esuberante, platinata e ritoccata star di "Jonelle" interpretando la sfida come una scusa per postare quattro lusinghiere foto di se' in una sola volta. Una sezione a parte per i pets adorati dai millennial: una occasione per raccontare con ironia lo spirito dei loro amici a quattro zampe.


   

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Fisico e virtuale, il negozio sopravvive se si doppia

A HoMi la contaminazione diventa trend

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Chiudi Negozio virtuale. foto iStock. (ANSA) Negozio virtuale. foto iStock.

L'uno, il negozio virtuale, ha bisogno di materializzarsi per avvicinare i suoi prodotti agli occhi e alle mani dei compratori. L'altro, quello fisico, per sopravvivere deve sdoppiarsi in un Avatar virtuale che faccia arrivare nel mondo le sue vetrine di strada. Il trend visto a HoMi. la rassegna internazionale degli stili di vita in corso alla Fiera di Milano, è quello di farli convivere nelle due dimensioni, partendo comunque dal punto fermo che il negozio tradizionale non deve morire, pena la desertificazione di paesi e quartieri di città.
    Il negozio fisico d'altra parte - secondo i dati di indagini campione fatte per HoMi - resta il preferito dai consumatori, soprattutto nel settore dei prodotti per la casa, perché non tutti impazziscono per la scorciatoia dell'e-commerce. In tanti vogliono toccare con mano e lasciarsi consigliare da un negoziante sempre più 'evoluto' e preparato, tanto è vero che nell'ambito della rassegna milanese una serie di workshop sono proprio dedicati ai negozianti per aiutarli a stare sul mercato.
    Sull'altro fronte, piattaforme di e-commerce che erano nate tali, stanno aggiungendo dei negozi fisici. Per tutti Facile.it che ha aperto in Corso di Porta Romana a Milano, Amazon che ha sperimentato la formula con dei temporary durante le festività natalizie e, all'estero, 'Vestiaire Collective' piattaforma department store con tanti prodotti anche per la casa, che ha piazzato un grande negozio in Oxford Street a Londra. 
   

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La "coffa" siciliana diventa una borsa artistica

Imprenditore Comiso lancia sporta contadini nel mondo del lusso

Lifestyle Moda
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La coffa, l'antica sporta dei contadini siciliani diventa un prezioso pezzo di artigianato. A Comiso, l'intraprendenza di un giovane imprenditore, Roberto Caggia, ha creato un brand di successo: Coffarte. Oggi la coffa è un prezioso accessorio apprezzato sulle passerelle internazionali dell'alta moda. In questi giorni l'azienda festeggia il suo primo anno di attività con un bilancio assai positivo. A luglio, le sue coffe hanno ottenuto vari riconoscimenti regionali e nazionali. A ottobre le sue creazioni sono atterrate a Dubai, al World Fashion Festival Awards, conquistando la platea degli Emirati Arabi e il secondo premio come miglior collezione. In aprile, Caggia ritornerà negli Emirati per un evento destinato unicamente ai vincitori della World Fashion Festival Awards.
    Le coffe di Roberto Caggia sono realizzate interamente a mano. Preziose sculture in pietra di Comiso, miniature molto piccole, alcune persino delle dimensioni di cm 1x1, contribuiscono ad arricchirle. Ogni modello è unico. Non ce ne è mai uno uguale a un altro. Tutto è iniziato tre anni fa, in un piccolo laboratorio a Comiso, quando Roberto, artigiano con la passione per la pietra, rispolvera dalla antica tradizione contadina le coffe, capienti borse realizzate con foglie di palma nana (curina in siciliano) e decide di produrre artigianalmente qualche esemplare, impreziosito con ricami, merletti, decori, stoffe e persino piccolissime sculture e decorazioni in pietra di di Comiso. Il successo è immediato, oltre ogni aspettativa. Le sue creazioni preziose e dai colori vivaci sono richiestissime. La coffa siciliana conquista così il mondo della moda, diventa una borsa d'arte. Così nel gennaio 2019 fonda Coffarte, un brand che nasce dal felice connubio di arte, cultura, tradizione, artigianato e moda.
    "Ho sempre avuto il pallino dell'arte e della scultura - spiega l'imprenditore - che praticavo nel tempo libero. Quattro anni fa ho acquistato una macchina a controllo numerico, con cui ho cominciato a incidere la pietra, ottenendo delle sculture in miniatura. Dopo 3 anni di studio e sperimentazione è nata l'idea di inserire la pietra naturale incisa sulle borse. La mia compagna cura il design e gli accostamenti dei colori. Questa borsa, usata un tempo come cesta per il foraggio dei muli durante le giornate di lavoro, oggi diventa una borsa ricca di cultura e tradizione, un accessorio moda di lusso e di grande valore". Il successo di questi mesi non ha cambiato il modo di lavorare di Roberto. "La coffa - spiega - non entrerà mai in un circuito produttivo su larga scala. Sarà sempre un prodotto artigianale e unico".
   

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Compie 60 anni la pentola a pressione

Popolare nelle cucine italiane del boom, torna la Linea di Cavandoli

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi La pentola a pressione compie 60 anni. L'ultimo modello (ANSA) La pentola a pressione compie 60 anni. L'ultimo modello

Compie 60 anni la pentola a pressione Lagostina, oggetto di design oltre che di cambiamenti epocali nelle cucine italiane degli anni '60, popolare grazie alla storica campagna Carosello con 'La Linea' di Osvaldo Cavandoli che ha segnato la storia della comunicazione e della pubblicità italiana. La storia dell'utensile da cucina che permette una cottura accelerata grazie alle alte temperature che possono generarsi al suo interno è precedente: il sistema è da attribuire a prototipi dell'inventore francese Denis Papin (1679) e le prime pentole furono commercializzate nel 1927 dalla ditta tedesca Silit, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale iniziarono la diffusione e lo sviluppo di questo metodo di cottura. La ditta francese Seb brevettò in seguito un modello perfezionato, e a partire dagli anni cinquanta nacquero modelli sempre nuovi e sempre più diversi tra di loro. Ma in Italia è sinonimo di Lagostina: l’azienda piemontese ha prodotto oltre 25 milioni di pentole a pressione con un fatturato annuo globale (comprensivo di tutti prodotti a marchio Lagostina) di circa 89 milioni. Fondata nel 1901, a Omegna – cittadina della provincia del Verbano-Cusio-Ossola - da Carlo Lagostina e dal figlio che iniziano con la produzione di posate stagnate. Negli anni ’30, per primi in Italia iniziano a produrre pentolame in acciaio dando vita alla celebre collezione Casa Mia, ancora oggi esposta al MOMA di New York come simbolo di eccellenza italiana in termini di design e innovazione.
Pentola a pressione: sicura, veloce, versatile e salutare
Le pentole a pressione sono un vero aiuto in cucina: dal risparmio di tempo a quello energetico, dall’opportunità di preservare le proprietà nutrizionali dei cibi grazie alla maggiore conservazione di vitamine e sali minerali fino alle svariate opportunità di poter cucinare proprio tutto, dall’antipasto al dolce. La pentola a pressione, infatti, grazie ai numerosi accessori disponibili, permette almeno 3 tipi di cottura: ad immersione, che prevede che gli alimenti siano completamente immersi nell’acqua (ad es. minestre, zuppe), la cottura rosolata, per gli alimenti che necessitano una rosolatura o un soffritto prima di essere cotti in acqua (ad es. brasati, risotti) e la cottura a vapore, per la quale si utilizzano cestelli e accessori in quanto gli alimenti non devono toccare l’acqua (ad es. verdure, pesce e dolci). Con gli accessori dunque tutto è possibile, nel dettaglio: il cestello a filo è l’ideale per la cottura di verdure a foglia larga e alimenti di medie dimensioni; la griglia è il migliore alleato per tranci di pesce e carne e cotture al cartoccio; mentre per gli alimenti di piccole dimensioni si può ricorrere al cuocivapore, infine, è disponibile anche lo scodello, ideato per la realizzazione di ripieni e preparazioni a base di uovo che necessitano cotture più delicate. Con questa versatilità, la pentola a pressione 60 anni dopo è diventata negli anni anche uno strumento di sperimentazione creativa per chi si diletta ai fornelli oltre che un aiutante e passe-partout culinario per chi ha poca dimestichezza in cucina. Per l'anniversario Lagostina aggiorna il sistema di apertura e chiusura del coperchio (il brevetto LagoEasy Up) e torna a comunicare con la Linea e chef Antonino Cannavacciuolo: il celebre personaggio creato dalla mano di Osvaldo Cavandoli, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, ha connotato la comunicazione del brand negli anni ’70 ed è divenuto un’icona della creatività italiana.


Nel 1927 la ditta tedesca Silit commercializzò un suo modello, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale iniziarono la diffusione e lo sviluppo di questo metodo di cottura. La ditta francese SEB brevettò in seguito un modello perfezionato, e a partire dagli anni cinquanta nacquero modelli sempre nuovi e sempre più diversi tra di loro.

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Taylor Swift, ho sofferto di disturbi alimentari

Rivelazione cantante in un documentario di cui è protagonista

Lifestyle People
Chiudi Arrivals - 77th Golden Globe Awards: US singer Taylor Swift (ANSA) Arrivals - 77th Golden Globe Awards: US singer Taylor Swift

"Mi riducevo alla fame quando vedevo foto di me che non mi piacevano". Lo ha rivelato Taylor Swift nel documentario Taylor Swift: Miss Americana diretto da Lana Wilson e di cui è protagonista. Il film è stato presentato in anteprima al festival cinematografico Sundance. La cantante parla dei suoi disturbi e del suo rapporto con il cibo definito dannoso e per il quale punta anche il dito contro le continue intromissioni nella sua vita da parte dei paparazzi, colpevoli dell'immagine di lei che davano in pubblico.
    "E' accaduto solo poche volte - racconta - ma non è una cosa di cui vado fiera. Una foto di me in cui mi sembrava di avere la pancia troppo grande o… qualcuno che mi diceva che sembravo incinta… e si innescava in me il desiderio di fare la fame… smettere di mangiare".
    In un'intervista a Variety ha aggiunto anche che con il suo rapporto con il cibo funzionava la stessa psicologia che applicava a tutto nella sua vita. "Se mi si dava una pacca sulla spalla - ha spiegato - la percepivo come una cosa buona, se mi si castigava la percepivo come una cosa cattiva". Quando quindi vedeva foto di se' non particolarmente piacevoli a sua detta si innescava il meccanismo di fare la fame. 

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Riciclo infinito, Ren pioniere beauty con nuova tecnologia su plastica di scarto

Brand inglese tra i simboli di 'cosmetica pulita'

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Riciclo infinito: nel beauty che fai i conti con l'obiettivo Zero Waste, provando ad usare packaging sostenibile (riciclato, riciclabile o riutilizzabile) e sempre meno plastica - una tendenza sempre più protagonista del settore - arriva la tecnologia Infinity Recycling, una modalità all’avanguardia che utilizza scarti di differenti plastiche, altrimenti destinati all’incinerazione o all’interramento. In collaborazione con Sabic, il brand inglese Ren Clean Skincare è il primo marchio beauty a supportare questa tecnologia di riciclaggio per rigenerare gli scarti di plastica e offrire una plastica riciclata certificata identica a quella vergine. Questo significa una riduzione del bisogno di produrre nuova plastica da materie prime fossili (come il petrolio) e l’introduzione della possibilità di riciclare plastica senza farle perdere le sue proprietà qualitative e fisiche. Ecco da qui il concetto di “Riciclo Infinito”.
Il pionieristico pack (sul mercato italiano arriverà nel corso del 2020) 'vestirà' l’idratante viso Evercalm Global Protection Day Cream, best seller presentato al lancio ufficiale del marchio 20 anni fa. La formulazione racchiude il Global Protection Complex, un blend sinergico di potenti antiossidanti e anti-radicali liberi, unito a oli nutrienti e lenitivi per proteggere la pelle dalla disidratazione e dai danni dell’ossidazione causati dall’inquinamento moderno, un fattore riconosciuto per l’invecchiamento prematuro. “Vogliamo essere in prima linea nell’individuare soluzioni innovative per incrementare il nostro livello di sostenibilità. Questa nuova tecnologia è appena stata resa disponibile sul mercato e vogliamo rappresentare novità e progetti nel mondo beauty che siano realistiche, oneste ma anche ambiziose. Ci auguriamo che il nostro percorso vero Zero Waste sia d’ispirazione per le altre aziende beauty a seguirci nell’adozione di nuove soluzioni e tecnologie” commenta Arnaud Meysselle, ceo di REN Clean Skincare. Sin dalla sua nascita a Londra nel 2000, il brand ha sfidato le alloraconvenzioni dello skincare promuovendo il concetto di “Cosmetica Pulita”: una cosmetica intelligente che garantisce elevate performance e risultati visibili evitando scrupolosamente l'utilizzo di sostanze tossiche e dannose per la pelle. L'utilizzo esclusivo di Bio-attivi naturali, il rifiuto per le sostanze chimiche aggressive e la lotta allo spreco, ne fanno un marchio "pulito per la pelle e per il pianeta". 

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Altaroma: The best of Naba tra inclusione e ricerca

Undici stilisti in erba per il debutto dell'accademia a Roma

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Una modella esce in passerella con una abito lungo bianco con tanti oblo' a forma di uovo di tessuto-piumino che contengono sullo sfondo i ritratti dipinti dei volti di bambini. Un nano sfila con una tuta di vinile argento con cappuccio. Un video mostra due ragazzi che si baciano, mentre sfilano modelli in outfit che attingono dal guardaroba femminile, come lunghe tute drappeggiate e bustier su busti velati dal tulle. Messaggi "forti", liberatori da vincoli di genere, di sesso, d'inclusione, ma anche di libertà creativa, hanno accompagnato le collezioni e le clip proiettate sul fondo della passerella, nel debutto della collettiva degli studenti della Naba, Nuova Accademia di Belle Arti, che dopo aver aperto una sede nella capitale, partecipa per la prima volta alla Roma Fashion Week organizzata da Altaroma.
    Con la sfilata The Best of Naba nella ex Caserma Guido Reni, undici tra i migliori alunni dell'area fashion di Naba hanno portato in passerella cinque outfit uomo e donna ciascuno, per un totale di 55 uscite, dove sono state esplorate identità e visioni legate a nuovi scenari e future tendenze. Attraverso ricerca e sperimentazione, i designer hanno cercato di raccontare sé stessi e il proprio percorso formativo, seguendo l'approccio "learning by doing" tipico di Naba. In pedana si sono visti cappotti over in eco-mongolia da temperature glaciali, completi in eco-pelle con volumi e lavorazioni sartoriali, cappotti con maxi gilet che dietro formavano lunghe code, abiti-grembiule con maniche a palloncino e bavagli sui volti delle modelle, piumini per lui con interni stampati fumetto manga, effetto mise da samurai.
    Gli alunni del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design che hanno visto sfilare le loro collezioni sono: Giacomo Baraldi, Manuel Capozzi, Alessandro Della Cella, Eva Fiorucci, Edoardo Guttadauro, Xhuliano Malaj, Lorenzo Seghezzi, Jessica Selvi, Xin Lin, Ning Wan, Yixuan Wang.
   

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'Festa', collezione arte di Coveri a Viareggio

40 opere in esposizione in occasione del celebre Carnevale

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La collezione d'arte di Palazzo Coveri a Firenze in mostra a Viareggio (Lucca) in occasione del celebre Carnevale. E' 'Festa - Enrico Coveri Art Collection', esposizione ospitata alla Gamc dal 31 gennaio al 15 marzo, curata da Francesco Martini Coveri, nipote dello stilista e direttore artistico della maison, e da Beba Marsano.
    In mostra una quarantina di opere, alcune mai esposte al pubblico, che evidenziano la positività, la gioia e l'amore per il colore che hanno reso unico lo stile di Enrico Coveri. Un "percorso appassionante e pieno di sorprese", spiegano gli organizzatori che "attraverso la collaborazione con Andy Warhol, l'amicizia con Keith Haring e Renato Guttuso, gli straordinari progetti con tra i tanti, Romero Britto, Marco Lodola, Maurizio Galimberti, Daze", documenta, aggiunge Francesco Martini Coveri, "la continua, reciproca ispirazione tra la maison e l'arte in un solco di continuità che da Enrico, attraverso la sorella Silvana, arriva fino alla nuova generazione".
    L'esposizione vuole raccontare la casa di moda e il suo rapporto "vitale, sostanziale ed irrinunciabile" con l'arte, attraverso "opere d'arte uniche, che hanno contribuito a costruire la sua storia, e gli abiti delle collezioni ad esse ispirate". La famiglia Coveri insieme ad Antonio Recalcati, Bruno Prota, Marco Lodola, Adriano Buldrini ed Andrea Fumagalli, alcuni degli artisti che hanno realizzato le opere esposte, inaugurerà la mostra, il 31 gennaio alle 17. 
   

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Martino Midali, così vesto le donne vere

'La stoffa della mia vita' , testimonial Stefania Sandrelli

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Chiudi Denim - Martino Midali (ANSA) Denim - Martino Midali

Agli inizi della sua carriera nella moda come stilista, Martino Midali vestiva le signore milanesi, come lui stesso racconta nella sua biografia, "La stoffa della mia vita, un intreccio di trama e ordito" (Cairo), scritta con Cinzia Alibrandi e presentata nella capitale, nell'ambito degli eventi di Altaroma, dopo un recente debutto a Milano. "Oggi vesto le radical chic di molti paesi". Un genere femminile in cui potrebbe rientrare anche l'attrice Stefania Sandrelli, che ha lo stilista ha scelto come testimonial e madrina della presentazione della biografia nella capitale. Conosciuto per l'uso dei colori accesi, da sempre sua cifra stilistica, e per la vestibilità e comodità delle sue linee, Midali, classe 1952, originario di Mignete, storica città lodigiana, si trasferisce a Milano giovanissimo, dove comincia la sua scalata nel mondo della moda. Fin da subito si distingue per essere uno stilista vicino alle donne 'vere', che tanto ama, ponendosi come missione principale quella di valorizzare il loro corpo. Oggi si parla tanto di inclusione e di curvy, ma "La mia natura - rivela infatti lo stilista - è sempre stata quella di esaltare la bellezza femminile, in ogni sua forma". Invece, "lidea di scrivere un libro sulla mia vita mi è stata suggerita: 'Piacere, mi chiamo Maria e vesto da vent'anni Martino Midali. Immagino che l'armonia irregolare dei suoi vestiti appartenga anche alla sua vita. Mi piacerebbe tanto leggere di lei in un libro, penso che dovrebbe scrivere la sua biografia"'. La storia di Martino Midali è quella di un self made man, nato in una semplice famiglia nel minuscolo borgo lombardo. Ogni capitolo corrisponde a un gradino sulla scala del successo: i primi passi nel mondo della moda, il trasferimento in una Milano proiettata verso il futuro, la grande intuizione sull'uso del jersey, le prime vendite in proprio, l'inaugurazione di uno showroom a Milano, i grandi buyer americani come Henri Bendel e l'apertura di due punti vendita a New York frequentati da molte star, il trionfo degli anni Ottanta dove "vestire Midali" equivale a essere parte di un modo tutto nuovo di sentirsi donna. Un viaggio sul filo dei ricordi, accompagnato dalla giornalista Cinzia Alibrandi, per scoprire un'anima gipsy mai placata, che coniuga la forza della terra da cui proviene con la leggerezza racchiusa tra le pieghe delle sue creazioni. Ma la biografia non è solo la storia di uno stilista che si è fatto da solo e che ha saputo entrare in sintonia con i mutevoli desideri delle donna, ma anche il racconto di un'azienda del made in Italy che negli anni è cresciuta in Italia e all'estero e oggi distribuisce e commercializza oltre 300.000 capi l'anno, conta circa 230 dipendenti e 60 punti vendita monomarca distribuiti su tutto il territorio italiano e 3 su quello spagnolo
   

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Tracce di Modigliani nella Parigi di oggi 100 anni dopo la sua morte

I luoghi più tipici della Ville Lumiere e della natia Livorno. In sala Maledetto Modigliani racconta l'artista d'avanguardia

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Chiudi Sulle tracce di Modigliani a Parigi: le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg - Parigi. foto di Alessandra Magliaro (ANSA) Sulle tracce di Modigliani a Parigi: le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg - Parigi. foto di Alessandra Magliaro

24 gennaio 1920 - 24 gennaio 2020: sono passati 100 anni dalla morte, prematura a 35 anni, di Amedeo Modigliani, Dedo nella Livorno dove nacque nel 1884, Modì per la Parigi in cui abitò infelice. In occasione delle celebrazioni arriva al cinema solo il 30 e 31 marzo e l'1 aprile Maledetto Modigliani, il docufilm che racconta la vita e la produzione di un artista d'avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.
    Livornese dalla vita breve e tormentata Modigliani viene raccontato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l'ultima giovane compagna, che si suicidò due giorni dopo la morte dell'amato, avvenuta all'Hôpital de la Charité di Parigi. All'epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai "Canti di Maldoror", il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il nuovo docufilm che trae ispirazione anche dalla mostra "Modigliani - Picasso. The Primitivist Revolution" curata da Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, che aprirà all'Albertina di Vienna nel settembre del 2020 ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all'Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra "Modigliani e l'avventura di Montparnasse" del Museo della Città di Livorno.
    Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull'orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. Sembrerebbe un approdo. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo. I suoi dipinti da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, ci parlano di quella Parigi di inizio Novecento: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Quelli che allora facevano la fame e oggi valgono milioni, primo fra tutti proprio Modigliani. Durante il suo errare da un alloggio di fortuna all’altro, Amedeo Modigliani, povero, affamato, ma pieno di entusiasmo, incontra un'aspirante poetessa russa, la ventenne Anna Achmatova, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Tutte donne che raffigura e i cui volti, tra cariatide e ritratto, diventano icone stesse della sua arte. Il suo orizzonte immaginativo – comune a Pablo Picasso, a Constantin Brancusi e a molti altri – è del resto quello del primitivismo: l’interesse per le culture extraeuropee e antiche, un altrove nello spazio e nel tempo in cui gli artisti delle avanguardie cercano il ritorno alla natura, minacciata dalla modernità. Ma Modigliani declina il primitivismo in una maniera unica, fondendolo con la tradizione classica e rinascimentale.
Le tracce dell’artista sono nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi Macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo poi Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso entrambi a Parigi). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale per un periodo condivide una casa-studio ancora rimasta inalterata. Ritroviamo Modigliani anche al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza sulla “terrace” insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob.
Di nuovo riusciamo a individuare tracce di Modigliani nella Parigi di oggi: il vagare notturno scendendo le scalinate di Montmartre verso Montparnasse nuovo centro di aggregazione, le passeggiate intorno al Pantheon, le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg. E poi i carri immaginifici della nuit blanche parigina che rappresentano possibili allucinazioni provocate dalle droghe – l’hashish, l’oppio e l’assenzio – che aprono le porte della visione. Ci sono poi i suoi mercanti e collezionisti: Paul Alexandre, il medico mecenate; Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte; Léopold Zborowski, l’ultimo mercante dell’artista, un poeta avventuriero, capace – grazie alla conoscenza del collezionista Jonas Netter – di garantirgli un piccolo salario mensile. Modigliani, però, morirà povero e non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati. Il suo stile sembra facile, ma è solo apparenza. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini. E a Londra, tra le fiere d’arte e lo studio di un pittore – falsario dichiarato – che ora firma le sue opere d’imitazione alla luce del sole. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste ripescate nei fossi livornesi hanno sconvolto il mondo con una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi.
Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell'arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell'Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d'arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittori Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d'Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l'imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.

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Altaroma: elogio dell'imperfezione da Morfosis

Contrasti e femminilità nella collezione di Alessandra Cappiello

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 Elogio dell'imperfezione nella collezione del marchio Mofosis, disegnato da Alessandra Cappiello, che mette in scena nella pedana della ex Caserma Guido Reni, il rigore delle linee sartoriali addolcito da accenti sinuosi, la ricerca dei dettagli e di sfumature di colore poetiche. La preziosità dei tessuti e la dolcezza delle forme s' intrecciano per dare vita a pantaloni a vita alta e long dress, completi composti da giacche e pantaloni e maxi coat che attingono dalle forme oversize del guardaroba maschile, mentre profili più rigidi e sottili caratterizzano bluse e pencil skirt. Apre una cappa beige dal taglio impeccabile, illuminata da due bottoni gioiello. La palette cromatica si veste dei toni decisi del blu, del nero e del ruggine alternandoli alle nuances del rosa e del fucsia. La morbidezza dei cappotti in panno, la matericità della pelle e la luminosità degli inserti in lurex sintetizzano in chiave contemporanea un concetto di graffiante femminilità. Da imperfezioni a contrasti Morfosis persegue e raggiunge il suo stile sofisticato, concettuale, raccontando percorsi che si snodano nelle forme di un vestire femminile adatto ad una donna contemporanea che cerca nell'ordinario la sua accezione di straordinarietà.
    Alessandra Cappiello, fashion designer romana, ha lanciato nel 2004 il marchio Morfosis, che nel 2008 è tra i finalisti della IV Edizione di Who's On Next?. Attraverso il concorso ha sfilato nelle maggiori capitali della moda internazionale, come Parigi, Tokyo e Milano. Mossa dagli studi classici e influenzata dall'arte, in particolar modo dalla nonna pittrice Anna Grauso, la designer concepisce l'abito come forma di sintesi perfetta tra ispirazione e e stile indossabile. La scelta del nome Morfosis è legata al significato della parola: la forma quale sintesi e evoluzione d' intuizioni. I capi hanno come riferimenti le tavole di Rorschach, il lavoro di icone di eleganza come Elsa Schiaparelli e Madeleine Vionnet. Senza dimenticare quello di Miuccia Prada. regina ineguagliabile della moda concettuale e dello stile "imperfetto". Il marchio è distribuito in Giappone, Usa, Egitto e Regno Unito. (ANSA).
   

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Lettori al centro, boom per editoria con crowdfunding

Vince la narrativa, resiste la carta e si acquista da smartphone: abitudini di lettura secondo bookabook

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Chiudi bookabook  la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding ha già pubblicato 250 libri (ANSA) bookabook la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding ha già pubblicato 250 libri

C'è un'editoria innovativa che mette al centro il lettore: è quella che ragiona con la modalità del crowdfunding, un modello di business partecipativo che è già molto importante nella produzione di cinema, in particolare dei documentari (una delle sezioni della storica piattaforma Produzioni dal Basso, che ha avuto un 2019 da record registrando oltre 3,3 milioni di euro di raccolta fondi e più di 50.000 donazioni) . Dopo una selezione condotta da editor professionisti, i manoscritti inediti vengono proposti alla community tramite campagne di finanziamento. I lettori possono leggerne l’anteprima e partecipare all’intero processo di pubblicazione, dalla fase di editing alla distribuzione nelle librerie: i testi che raggiungono l’obiettivo di 200 copie pre-ordinate arrivano infine sugli scaffali delle librerie. E' quanto accarde a Bookabook, la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding, nata nel 2014 ha raccolto 85.500 lettori, pubblicando 250 libri e vendendo più di 50mila copie nel solo 2019. “Di fatto - spiega Tomaso Greco, co-fondatore di bookabookinsieme a Emanuela Furiosi - abbiamo creato anche uno strumento di scouting per la grande editoria: nel tempo abbiamo lanciato autori che hanno poi continuato il loro percorso con Mondadori, Rizzoli, Giunti e Longanesi”. È il caso de “L’influenza del Blu”, romanzo d’esordio di Giulio Ravizza, che su bookabook ha aggregato una comunità di diverse centinaia di lettori con la campagna di crowdfunding: il romanzo sarà distribuito a partire da gennaio 2020 in tutti gli store online e nelle librerie aderenti al circuito di Messaggerie Libri e le royalties saranno devolute ad Emergency. “Per noi è fondamentale il coinvolgimento dei lettori, per questo stiamo sviluppando nuove esperienze che li mettano in gioco in prima persona, anche attraverso i canali social”, sottolinea Tomaso Greco. “Il nostro obiettivo è duplice: da un lato fornire contenuti multimediali che arricchiscano l’esperienza di lettura, dall’altro stimolare la fantasia del lettore e il suo desiderio di scambiare opinioni e consigli”.
Oltre 2 lettori su 3 preferiscono la narrativa e più dell’80% sceglie il cartaceo. Sono questi i dati che emergono dall’analisi delle abitudini di lettura della community di bookabook. A leggere sono soprattutto le donne, che rappresentano il 70% del campione analizzato da bookabook; in generale il lettore italiano ha un’età compresa tra i 46 e i 54 anni (21%), seguito a breve distanza da lettori di età compresa tra i 36 e i 45 anni (19%) e tra i 26-35 (17%). Nonostante gli acquisti avvengano nel 67% dei casi tramite smartphone, a resistere è ancora il supporto cartaceo, scelto dall’84% dei lettori, mentre il restante 16% usufruisce del formato digitale degli ebook. La narrativa si conferma il genere più apprezzato, con il 70% di preferenze: piacciono soprattutto le opere come i gialli o i fantasy o le storie vere familiari, che riescono a raccogliere intorno allo scrittore comunità forti ed interessate. ”Nel 2020 si leggerà ancora molto su carta, con una lenta ma costante crescita dell’ebook”, spiega Tomaso Greco. “Prevediamo un anno molto buono per la non fiction e per la narrativa, soprattutto quella che sperimenta di più rispetto ai paletti di genere. Ma l’editoria rimane un terreno di grandi sorprese, in particolare quando ad incidere sulle logiche di pubblicazione sono le preferenze dei lettori, come accade con bookabook”.

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