Camere commercio: presidente Terni, partita non è chiusa

"Per salvarla serve territorio coeso" sollecita Flamini

(ANSA) - TERNI, 08 LUG - "La pronuncia della Corte costituzionale è obiettivamente un duro colpo. La partita non è ancora chiusa, perché comunque è pendente il ricorso al Tar del Lazio contro la riforma, per salvare la Camera di commercio occorre però che il territorio con le sue istituzioni sia coeso e pronto a sostenere concretamente le nostre ragioni": lo ha detto il presidente dell'ente camerale di Terni, Giuseppe Flamini, nel corso di una conferenza stampa convocata alla luce della sentenza del 23 giugno scorso relativa agli accorpamenti delle Camere di commercio.
    La Consulta ha dichiarato legittima la riforma, ritenendo che "non vi sia stata una violazione del principio di leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni per le plurime interlocuzioni che il Governo ha avuto con le autonomie regionali". La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane, mentre il Tar del Lazio si pronuncerà probabilmente a marzo-aprile del prossimo anno.
    "Il tempo per intervenire ci sarebbe - ha precisato Flamini - ma servirebbe un'azione forte, coesa di tutta la provincia, nella consapevolezza che perdere la Camera di commercio significherebbe perdere un ultimo presidio di autonomia delle imprese e delle realtà associative del territorio". Flamini ha però rimarcato più volte "l'assenza delle istituzioni e delle associazioni di categoria che non hanno fatto sentire la loro voce a sostegno dell'ente camerale".
    Il sindaco di Amelia, Laura Pernazza, presente insieme al vice sindaco di Narni, Marco Mercuri, ha voluto esprimere sostegno e ha annunciato "che porterà la questione all'attenzione della prossima e imminente segreteria di presidenza di Anci".
    Il segretario generale dell'ente, Giuliana Piandoro, ha ricordato le ingenti risorse riversate sulle imprese ternane: negli ultimi 5 anni sono stati investiti in bandi e progetti 10 milioni di euro, nel 2020 da gennaio ad oggi già 2 milioni e 400 mila euro. "Quello che chiedono le 18 Camere di commercio fra cui quella di Terni a tutti i livelli della politica (regionale e nazionale) - ha aggiunto Flamini - è una modifica del testo vigente che renda 'volontari' e 'non obbligatori' gli accorpamenti, superando il numero massimo di 60, indicato con immotivato senso nella legge Madia". (ANSA).
   

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