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Merz e i grandi del '900. Al PalaExpo la mostra del 1978

Quando Galleria dell' Oca accostò l' Arte Povera ai maestri

(di Luciano Fioramonti) (ANSA) - ROMA, 28 NOV - Fino alla fine degli anni Settanta l' arte del passato non veniva accostata nelle mostre alla produzione contemporanea. Il merito di aver aperto una strada, che per altri versi oggi è fin troppo abusata, va uno spazio espositivo romano, la Galleria dell' Oca che il 15 marzo 1978 nella sua sede presentò le opere di Mario Merz, esponente di spicco dell' Arte Povera, faccia a faccia con i dipinti dei grandi maestri del primo '900, Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini. Oggi è il Palazzo delle Esposizioni a riproporre fino al 26 febbraio la ricostruzione filologica di quella mostra, considerata una pietra miliare del modo di proporre la produzione degli artisti moderni. La curatrice Daniela Lancioni, con l' aiuto determinante di Luisa Laureati Briganti, che aveva aperto la Galleria nel 1965, ha recuperato più della metà delle opere, scegliendo lavori analoghi per qualità e datazione al posto di quelle che non è stato possibile rintracciare. Mostre in Mostra è, appunto il progetto avviato dal Palaexpo che con questo secondo appuntamento punta a scandagliare le vicende espositive di maggior rilievo della seconda metà del Secolo scorso, grazie anche al suo database sulle esposizioni organizzate a Roma tra il 1970 e il 1989.
    La mostra "Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini" fu il risultato della collaborazione tra i galleristi Luciano Pistoi, Gian Enzo Sperone e Luisa Laureati Briganti. ''Non ricordavo di aver organizzato una esposizione così bella. Io ero una provinciale, Sperone e Pistoi mi hanno aperto un mondo'', ha detto oggi la fondatrice della Galleria dell' Oca, che chiuse i battenti nel 2008. Affiancare le opere di Merz - il neon e ferro di Fubinacci, del 1971, il grande Crocodilus del 1970, o le fascine di legno e il tessuto dipinto di Vento preistorico delle montagne gelate del 1976 - a dipinti come ''Morbidezze di primavera'' di Balla del 1918, le Vele al Porto di Carrà del 1923, I cavalli che si impennano di de Chirico del 1927, o la Natura morta di Morandi del 1946 fu una sfida che trovò il sostegno di critici di grido come Enzo Siciliano e Achille Bonito Oliva, il quale un anno dopo avrebbe lanciato la sua teorizzazione della Transaguardia. ''Erano anni drammatici - ricorda Daniela Lancioni -. Il giorno dopo l' inaugurazione della Galleria venne rapito Moro con l' uccisione degli uomini della scorta. Ma favorire il dialogo tra matrici diverse e offrire una visione libera era anche una risposta a quel clima difficile''. Quella esposizione ''riuscì ad abbattere barriere stilistiche, cronologiche e persino ideologiche, facendo convivere un acclamato interprete di quelle Neoavanguardie che in nome di un rapporto autentico con il mondo avevano rinunciato alla pittura, con i più celebri tra gli artisti che il mondo lo avevano riversato nei loro quadri rendendo incandescente la pittura italiana della prima metà del XX secolo''. Alle tre opere ''storiche'' di Merz ne è stata aggiunta una che venne presentata contemporaneamente nella sede romana della galleria di Gian Enzo Sperone. ''Nel loro insieme - osserva Lancioni - questi lavori, rilevanti al punto da essere conservati ora nei musei o in importanti collezioni internazionali, rappresentano una sintesi altamente significativa dei tratti essenziali del lavoro dell'artista e dei materiali e dei temi che con maggiore frequenza appaiono nella sua opera: i neon, i numeri di Fibonacci, l'igloo, la cera, l'animale tassidermizzato, le fascine e le immagini dipinte su tele non intelaiate''. I tre galleristi, che possono considerarsi a tutti gli effetti dei curatori, e Mario Merz, portarono alla luce con "naturalezza" il fil rouge della storia dell'arte e della qualità delle opere, ''espressione matura di un processo di contaminazione tra arte concettuale e tradizione della pittura al quale concorsero più voci''. (ANSA).
   

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