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Daniela Ranieri, l'eros è fatto di rapporti sociali

Autrice dello 'Stradario', e la narrativa è antropologia

L'eros non è un romantico e sovrastrutturale elemento della vita umana, ma risulta impastato di relazioni sociali, economiche e addirittura di marxiani "rapporti di produzione": lo ha sostenuto Daniela Ranieri, la candidata al Premio Strega con il romanzo "Stradario aggiornato di tutti i miei baci", parlando a una conferenza virtuale in cui fra l'altro ha accostato la narrativa all'antropologia muovendosi nel solco di Carlo Emilio Gadda.
    "Io ho usato un metodo che era proprio quello di Gadda" e che è definito "delle due stoffe", ha detto Ranieri all'incontro organizzato su Zoom ieri pomeriggio dall'Istituto italiano di cultura (IIC) del Cairo: ossia quello di "cucire la materia biografica", vale a dire "la fodera", con una "seconda stoffa, che è quella esterna, del mondo".
    Rispondendo a domande del direttore dell'IIC cairota, Davide Scalmani, la scrittrice ha spiegato che il "tèssere questa trama di rapporti amorosi su un ordito di rapporti sociali che una volta si chiamava la 'struttura' mi ha dato modo" di mettere "in luce" come "i rapporti erotici non esistono senza (...) i rapporti sociali, economici. Non esiste eros senza il suo impasto con la società", con "i rapporti di produzione, per usare una terminologia molto vecchia però secondo me sempre valida", ha aggiunto.
    Questa, "tra l'altro, era la visione di una funzionaria di Lenin, Aleksandra Kollontaj, che ai primi del Novecento scrisse un libro" dal titolo "Largo all'eros alato!", ha notato l'autrice dello 'Stradario' pubblicato da Ponte delle Grazie.
    "L'eros non è, come spesso si crede, materia romantica" ma "ha a che fare con la scorza dura del mondo e spesso anche con la lotta di classe", ha detto ancora.
    "La narrativa non è poi così distante dall'antropologia perché l'etnografia" è una sua "branca" o "metodo": "ci sono etnografi che hanno fondato l'etnografia sulla scrittura" come Bronislaw Malinowski, definito "il Conrad dell'antropologia", ha ricordato Ranieri.
    "Daniela è una scrittrice" che si pone nella "scia di autori diversissimi fra di loro ma accumunati da una capacità di unire un rovello linguistico acutissimo a un'acutissima capacità di analisi antropologica", ha sostenuto Vincenzo Ostuni, editor della casa editrice milanese fondata a Firenze, citando "Gadda, Manganelli, Savinio e Landolfi".
    Rispondendo a una domanda sul proprio rapporto con i personaggi dei suoi libri, Ranieri ha riferito che "mi è stato rimproverato che ci sono poche donne", ma "confesso di non aver fatto caso alle quote rose" dato che in questo suo più recente romanzo "l'io narrante è talmente assorbente" ed "è tutte le donne".
    Indotta da Scalmani a parlare del proprio uso dell' "invettiva" dichiaratamente mutuato fra gli altri da Louis-Ferdinand Céline e rivolto anche agli insegnanti, la scrittrice ha riferito inoltre che "mi hanno scritto dei medici" chiedendo se "rientrassero in quei 30 o 40 che io concedo come numero massimo" di dottori "bravi e competenti in ciascuna nazione". (ANSA).
   

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