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Rider morto: Confcommercio, serve regole,ognuno faccia parte

Dai ristoratori alle piattaforme ma anche i consumatori

(ANSA) - FIRENZE, 03 OTT - "Oltre al dolore e allo sconcerto di assistere da membri di una comunità alla morte di un giovane uomo, come parti sociali ci interroghiamo su quanto occorra fare per tutelare i nostri lavoratori, perché se anche in tutto il Paese si arrivasse a contare una sola morte sul lavoro, sarebbe comunque troppo". Così il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni in merito alla morte del giovane rider fiorentino.
    "Tutti i lavori comportano dei rischi ed è per questo che bisogna investire nella prevenzione, spendendo per la sicurezza dei lavoratori le migliori competenze e risorse, lavorando seriamente e con continuità - aggiunge in una nota -. Il protocollo d'intesa promosso dall'assessorato al lavoro del Comune di Firenze e sottoscritto lo scorso aprile anche da Confcommercio è stato un primo passo per mettere ordine nel settore a livello locale, in attesa di normative nazionali e comunitarie che riescano ad inquadrarlo". Per Aldo Cursano, presidente della Confcommercio e della Fipe toscana, ristoratore, per "i cosiddetti 'riders' da tempo invochiamo una regolamentazione della loro attività che non può che essere disciplinata da un contratto collettivo nazionale di lavoro, al di là del quale c'è solo improvvisazione, scarsa tutela e, come purtroppo abbiamo dovuto constatare, rischi per la salute di chi lavora. Per questo ogni componente del sistema deve farsi carico del problema e assumersi il suo pezzetto di responsabilità. Noi come operatori della somministrazione per primi, ma anche e soprattutto le strutture che gestiscono il delivery, che si prendono una bella fetta del business trattenendosi fino al 35% di quanto corrisposto per ogni singola consegna. Ma anche il consumatore deve farsi carico in parte di questo servizio.
    Bisogna accettare di sopportare un piccolo costo in più da destinare totalmente a chi effettua la consegna, in modo da rendere più remunerativa e meno frenetica quell'attività. È un'esigenza etica ed economica al tempo stesso". (ANSA).
   

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