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Addio ai catafalchi, ecco le cabine

Camera blindata ma Transatlantico torna ai vecchi fasti

Addio ai catafalchi. In Aula a Montecitorio per la votazione del presidente della Repubblica entrano in scena le cabine. Sono tre, enormi, una più grande delle altre due per accedervi in sedia a rotelle, rivestite di rosso, campeggiano al centro dell'Emiciclo al posto dei 'catafalchi' con il tetto a volta e le tendine che prima dell'epoca Covid erano disposte trai banchi del governo e quello della presidenza. Al loro ingresso, presidiato dai commessi che distribuiscono le schede ai grandi elettori ci sono tre distributori di liquido disinfettante.

I grandi elettori in attesa si accomodano, a gruppi di cinquanta, sui banchi di sinistra. Vengono chiamati man mano con l'altoparlante dal Transatlantico dove c'è la folla delle grandi occasioni. A chiamare l'appello oggi è Alessandro Colucci (Nci), mentre verificare che il convocato risposìnda all'appello è Alessandro Amitrano (M5S). Ad accertarsi che gli elettori si sanifichino debitamente le loro mani è il questore di Palazzo Madama Antonio De Poli.

Camera blindata ma Transatlantico torna vecchi fasti - Il covid c'è ma non si vede. Dopo tanto, la Camera è sembrata quella dei vecchi tempi, col viavai di persone in Transatlantico, i capannelli, perfino gli abbracci anche se veloci, rapidi, quasi furtivi, per limitare i rischi, che non si sa mai. Di baci meno che di abbracci. Comunque tutti con le mascherine e il gel e ogni cosa possa servire a star più sicuri. E poi i controlli rigidi del green pass a ogni ingresso e anche dopo ogni ingresso. Montecitorio col vestito quirinalizio ha però ricordato a molti quello pre-pandemia, quando non c'era il timore di stare insieme. Anche se come promemoria di un virus che non ha semestri bianchi c'è un enorme gazebo allestito per l'occasione nel cortile interno. Viene definito "di decantazione", è stato pensato per evitare assembramenti, per dare più spazi coperti ai grandi elettori, che possano fermarsi a parlare prima e dopo il voto. E poi c'è il drive-in, nel parcheggio. Anche quella è una struttura che esiste perché esiste la pandemia: serve a chi è positivo, in modo che possa raggiungere la Camera con la propria auto e votare senza entrare nel palazzo. Il primo che lo usa arriva in ambulanza e scende filmandosi col cellulare. Che sarà una giornata da fumata nera tutti lo sanno. L'atmosfera è quella rilassata, quasi da rimpatriata.

La conferma che il voto non sarà decisivo arriva fin dai primi spogli: fra le tantissime schede bianche e qualche nome che era atteso - come quelli di Sergio Mattarella, Silvio Berlusconi e Marta Cartabia - il presidente della Camera ogni tanto legge anche un Alberto Angela, un Bruno Vespa, un Craxi, un Amadeus. Intanto, nel cortile "tensostruttura", in giornata si è rivisto qualche vecchio protagonista della politica. Umberto Bossi, con cravatta verde e fazzoletto nel taschino (verde pure quello), intrattiene Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti fumando il sigaro e discutendo di Silvio Berlusconi. Lo salutano tutti, quasi lo omaggiano. Si avvicina anche Pier Luigi Bersani a stringergli la mano. E poi ci sono gli incontri che chissà... Per esempio, alla buvette si salutano due papabili presidenti della Repubblica, Liliana Segre e Pier Ferdinando Casini. Mentre in Transatlantico il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, scherza con Giorgetti e passa ore a parlare con tutti, anche con il ministro Renato Brunetta. Salvo poi scattare verso l'Aula quando si accorge che è il turno della lettera "D". A scandire in Transatlantico l'elenco dei votanti c'è una voce che sembra quella della stazione: "Si preparino i senatori" da Tizio a Caio. Serve per scaglionare gli ingressi ed evitare assembramenti nell'emiciclo. E mentre nei capannelli si discute di scenari, incroci, nuovi governi, qualcuno tira fuori di tasca un santino: c'è la foto di Sergio Mattarella con l'aureola e con il saio e sotto la scritta: "Ovunque proteggici"

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