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Deledda e Pamuk, quando le 'radici' ispirano i Nobel

Da Nuoro a Istanbul i luoghi d'origine danno impulso alle loro opere

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Due scrittori premi Nobel per la letteratura, Grazia Deledda e Orhan Pamuk, che partendo dai propri luoghi d'origine, distanti nel tempo e nello spazio, hanno regalato spaccati di vita che hanno emozionato il mondo. Istanbul è la linfa che nutre i romanzi del letterato turco, Nuoro e i suoi personaggi animano invece le opere della scrittrice sarda, prima e unica donna italiana a ricevere il premio esattamente 92 anni fa: era il 10 dicembre 1927. Il prestigioso riconoscimento si riferiva, tuttavia, all'anno precedente, rimasto senza vincitori. Bisognerà poi entrare nel terzo millennio per vedere assegnato il Nobel a Pamuk: la consegna è del 12 ottobre 2006. I due romanzieri si "incontrano" a Nuoro nei locali dell'Istituto regionale etnografico (Isre) che ha dedicato a loro la seconda edizione della rassegna "Il Nobel incontra i Nobel", Grazia Deledda che dialoga magicamente con altri suoi illustri colleghi, in questo caso il romanziere turno.

L'occasione è il convegno "Senso del luogo, memoria e nostalgia", ideato e diretto da Francesco Muscau, diviso in due sezioni, una sulla Deledda l'altra su Pamuk, e concluso da una tavola rotonda sulle case museo dei due scrittori coordinata dalla giornalista turca Esma Cakir, già direttrice della stampa estera in Italia. "Pamuk per i suoi romanzi attinge dal suo luogo d'origine, Istanbul, Deledda narra la Barbagia - spiega Duilio Caocci, docente universitario già segretario dell'opera omnia della Deledda al Mibact - L'uno dell'alta borghesia di banchieri di Istanbul, l'altra figlia della borghesia rurale di una piccola città, geograficamente e culturalmente distanti ma entrambi determinati nel raccontare l'intimo legame con i loro luoghi e la loro gente".

Aspetti messi a fuoco dal filologo Dino Manca, tra i maggiori studiosi della scrittrice. "Con Grazia Deledda si è realizzata la sublimazione di un archivio di simboli e miti di un intero popolo. E Nuoro e la Sardegna sono entrati a far parte dell'immaginario europeo - sottolinea l'esperto - Nell'autobiografia 'Cosima' l'io narrante racconta un'epopea del quotidiano che ingloba la memoria familiare, sociale e storica: Nuoro, utero materno, punto di partenza e punto d'arrivo, circolarità ed eterno ritorno. È il ritorno a Itaca, alla patria perduta, al cordone ombelicale mai reciso con la Madre-Terra".

Istanbul, con le sue stratificazioni storiche e le due anime tra occidente e oriente, è oggetto di ispirazione per Pamuk. "Tutta la sua poetica risente dell'attaccamento viscerale alla sua città - riassume la turcologa Tina Maraucci - Nasce e cresce nel 'palazzo Pamuk', nel quartiere alto-borghese di Istanbul dove vive il suo nucleo familiare, in particolare la nonna, testimone del crollo dell'impero ottomano, e della città pre-repubblicana, fino all'epoca repubblicana e nazionalista, che ha conosciuto lui stesso".

Un passato che lui vive come perdita. Un esempio illuminate è il romanzo "Il libro nero". "Qui Pamuk elabora una critica nei confronti del neocolonialismo occidentale e prova nostalgia per il periodo imperiale, tramite un immaginario legato alla dissociazione personale, alla perdita del sé - racconta Elena Furlanetto dell'Università di Duisburg-Essen - Le identità e gli spazi ambigui contenuti nel libro sono strumenti per dialogare sugli spettri del passato imperiale, ma soprattutto del presente postcoloniale della Turchia, una dimensione talora denunciata, talora negata tanto nel discorso accademico quanto in quello mediatico".

Tra i due Nobel c'è poi un fil rouge che lega anche le loro case museo. "Il museo deleddiano - afferma Franca Rosa Contu, curatrice per l'Isre di casa Deledda - celebra la scrittrice e offre uno spaccato della Nuoro a cavallo tra '800 e '900: l'abitazione da un lato si apre sul centro della città, dall'altro guarda verso il monte Ortobene, in direzione di quell'oltre da cui la Deledda, donna libera e ambiziosa, vede lontano". Singolare, invece, il Museo dell'Innocenza di Istanbul costruito da Pamuk e ispirato al suo omonimo romanzo.

"E' difficilmente paragonabile ad altre esperienze museali - sottolinea la direttrice Idit Deniz Ergun - Raccoglie 87 vetrine dove sono contenuti centinaia di oggetti che condensano una travagliata storia d'amore e regalano un affresco della Istanbul tra gli anni '70 e '80. E' un museo in movimento che offre anche le pitture e le fotografie dello stesso Pamuk". A marzo negli spazi dell'Isre verranno esposte 29 delle 87 vetrine. E a maggio arriverà a Nuoro anche il premio Nobel.

In collaborazione con:
ISRE NUORO

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