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Virginie Efira, donne che amano I figli degli altri

"Un messaggio politico" nel bel film di Zlotowski in gara

 © ANSA
  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • VENEZIA
  • 04 settembre 2022
  • 20:15

Tra i tanti cambiamenti sociali in atto ce n'è uno che procede più lentamente, culturalmente siamo pronti, ma psicologicamente molto meno: donne senza essere madri. "Siamo donne complete anche senza figli" è una frase che mette i brividi, ci suona come un insulto, certo che si è complete, eppure sappiamo che va definita, confermata a se stessi visto che storicamente non è scontata. "C'è sempre un momento in cui l'orologio biologico entra in azione a mettere in crisi le nostre certezze", dice Rebecca Zlotowski,  in concorso a Venezia 79 con il bel dramma sulle famiglie allargate I figli degli altri, in sala poi dal 22 settembre con Europictures.

Protagonista della storia è Virginie Efira, un'insegnante solare, piena di vita, che ama il suo lavoro, i suoi studenti, i suoi amici, le sue lezioni di chitarra. Poi incontra Alì (Roschdy Zem, qui anche in concorso come regista con Les Miens), si innamora di lui, stabilisce un legame con sua figlia di quattro anni, Leila, avuta con la ex moglie (Chiara Mastroianni), se ne prende cura come fosse sua madre anche se non lo è. Il desiderio di fare famiglia si fa sempre più grande, il suo ginecologo (un cameo del grande regista Frederick Wiseman, 92 anni, in concorso con Un Couple) la avvisa: il tempo stringe, ma il destino è un altro. E forse si può essere felici a prescindere. "C'è ancora uno stigma culturale, la posizione femminile è cambiata, rispetto a decenni fa le donne lavorano, hanno ruoli sociali oltre che familiari e poi c'è quell'orologio biologico che ti ricorda di fare una scelta. Penso che fare o non fare figli sia una scelta complessa, e anche dolorosa, così come quella di abortire. Si è donne complete anche senza figli, ma spesso si soffre per questo. Lo dico da francese, fortunata per i diritti riconosciuti nel mio Paese, ma - risponde all'ANSA Zlotowski, una delle cinque registe in gara per il Leone d'oro - rivendico la complessità di certe decisioni. Vorrei che fosse una scelta riconosciuta come sofferta, ma poi solare e bella". I figli degli altri, pur attraverso una bellissima trama, "contiene un messaggio politico rispetto alla maternità, pur senza esprimere direttamente un'ideologia, esplora un aspetto del femminile poco visto al cinema: la donna può esistere anche senza figli, magari amando quelli degli altri. Volevo raccontare un conflitto morale e affettivo che chi si trova in una posizione di matrigna o patrigno prova necessariamente. Mi sembrava non fosse mai stato raccontato e che se ne debba parlare". L'angolatura inedita sul femminile ha convinto l'attrice belga Virginie Efira ad accettare il ruolo: "Quando ho letto la sceneggiatura di Rebecca immediatamente ho colto la descrizione del momento della vita di una donna che non avevo mai visto rappresentato sullo schermo da nessuno e che corrisponde a mie esperienze personali, domande che io stessa mi sono fatta".

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