Canapa: da associazioni linee guida per l'estrazione

'In Italia quadro legislativo e amministrativo è poco chiaro'

Redazione ANSA ROMA

Dare regole chiare per poter sviluppare le filiere dell'estrazione della canapa in Italia, alla luce della crescita del mercato per questi prodotti che spaziano dal settore farmaceutico, il principale, alla cosmesi, dall'alimentare al pet food e ai succedanei del tabacco. E' l'obiettivo delle 'Linee guida per la canapa da estrazione' presentate dal Agrinsieme e Federcanapa, che hanno deciso di mettere a disposizione di produttori e trasformatori uno strumento utile per creare nuove opportunità di mercato e favorire l'occupazione. A fronte delle nuove opportunità che si profilano, osservano le due sigle, le imprese italiane infatti rischiano di non poter garantire la produzione richiesta dai mercati internazionali a causa di interpretazioni restrittive da parte delle Amministrazioni competenti, a partire dai ministeri delle politiche agricole e della Salute e per la mancanza di una visione strategica a livello politico che sappia far emergere fino in fondo le potenzialità della canapa industriale.

Le Linee guida per la canapa delle varietà a basso THC (entro lo 0.2%) coltivate nel rispetto dei requisiti della normativa comunitaria e nazionale 242/2016, hanno anche l'obiettivo di supportare gli operatori in un quadro legislativo e amministrativo ancora poco chiaro, in cui non è ancora stato definito un confine netto tra infiorescenze di canapa a uso industriale ed infiorescenze di canapa a uso terapeutico o stupefacente. Il documento, fanno sapere le associazioni, frutto del lavoro di un gruppo interdisciplinare di esperti universitari, legali, agricoltori e trasformatori della canapa da estrazione, ha l'obiettivo di supportare gli operatori della filiera sul piano normativo e quello tecnico-agronomico. 

La canapa da estrazione è un comparto in forte espansione, ricordano Agrinsieme e Federcanapa, visto che la crescita del mercato mondiale dell'olio cannabidiolo è di oltre il 30%, con un'accelerazione ancora più marcata prevista nei prossimi 5 anni in Europa. Tra le novità anche il fatto che la Francia, che rappresenta il 37% della coltivazione di canapa industriale in Europa, stia discutendo su una specifica norma sull'infiorescenza per estrazione. A livello europeo, fanno notare le due sigle, si stanno allentando le restrizioni verso l'estrazione di Cbd (cannabidiolo) e di altri princìpi attivi presenti nel fiore di canapa industriale, soprattutto dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del novembre scorso che ha dichiarato testualmente che il Cbd non è una droga e che ha imposto al governo francese il dissequestro di una partita di sigarette elettroniche al Cbd commercializzate in Francia e legalmente prodotte in un altro Stato europeo. "Dopo questa presentazione incalzeremo il Parlamento perché definisca una volta per tutte quelle regole che consentano anche agli operatori italiani di confrontarsi ad armi pari sul mercato internazionale", fanno sapere le due sigle, nel precisare che questo lavoro vuole essere anche un contributo alla promozione delle filiere territoriali della canapa, in quanto coltura in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, al miglioramento dei suoli e all'incremento del reddito agricolo". La canapa, infatti, è una coltura che si coniuga pienamente con i nuovi concetti di bioeconomia circolare e di alto valore ambientale; è funzionale alla lotta al consumo di suolo ed alla perdita di biodiversità e offre all'agricoltore una valida alternativa produttiva, soprattutto in alcuni territori del nostro Paese.

Imprenditore, Paese bloccato e le aziende chiudono
"In Italia il settore economico estrattivo della canapa industriale è bloccato: siamo già colonizzati da altri paesi dell'Unione Europea e le nostre aziende, spesso start-up innovative, sono costrette a chiudere". A parlare è Canapa Sativa Italia (CSI), tra le più importanti associazioni di produttori italiani, eletta a partecipare al tavolo di Filiera del MIPAAF, precisando che in Italia, a differenza di quanto avviene ad esempio in Germania, Francia, Repubblica Ceca e Portogallo gli imprenditori devono detenere una licenza farmaceutica i cui costi sono proibitivi per una piccola e media azienda e rendono il prodotto fuori mercato. "Il risultato - spiegano - è che le realtà che producono creme, integratori alimentari e lozioni con principi attivi derivati dalla canapa andranno necessariamente ad acquistare la materia prima all'estero, penalizzando anche il nostro settore agricolo non solo quello trasformativo".

"Il risultato - continuano - è che le realtà che producono creme, integratori alimentari e lozioni con principi attivi derivati dalla canapa andranno necessariamente ad acquistare la materia prima all'estero, penalizzando anche il nostro settore agricolo non solo quello trasformativo". Vito Cannillo, imprenditore under 40 membro dell'associazione Csi, Canapa Sativa Italia e dedito al settore estrattivo aggiunge: "Solo chi è in mala fede associa questa pianta esclusivamente a termini o concetti negativi - conclude Cannillo - siamo ancora fermi a categorie vecchie che tengono il Paese ingessato, eppure abbiamo centri di ricerca, menti eccellenti e grande capacità imprenditoriale; un know how che potremmo benissimo sfruttare con il quadro normativo che lo accompagna per non perdere altro tempo e disciplinare velocemente alcuni usi consentiti per la canapa snellendo in partenza procedure e meccanismi".

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