Cultura

Ranieri, per Pino Daniele fu amore a primo ascolto

Folgorato da 'Na tazzulella 'e cafè' poi amicizia di 40 anni

'Na tazzulella 'e cafè' è il pezzo con cui Massimo Ranieri scoprì Pino Daniele, quasi 40 anni fa, vedendolo in una tv privata.

   "Una canzone violenta, dirompente, devastate, contro l'edilizia abusiva e la politica di sopraffazione di chi si mangia la città", una folgorazione da cui nacque, negli anni, un grande rapporto di stima e di amicizia. Proprio con una tazzina di caffè in mano, rimasta a mezz'aria, stamattina Massimo ha appreso dalla tv la notizia della morte di Pino. "Non ci posso ancora credere, mi sembra un brutto sogno", dice all'ANSA.

    "Rappresentava per Napoli la faccia piu' nobile e progressista.

    Si è battuto per la nostra città, continuava ad amarla anche con dolore. Ma l'odio è l'altra faccia dell'amore. Voleva che non si parlasse di Napoli solo per la camorra e l'immondizia", racconta Ranieri. Nel 1976 il primo incontro a Roma al Mattatoio. "Fu bellissimo. Mi diceva che ero un mito per 'Rose rosse', facendomi sentire già vecchio", ricorda. Tante cose in comune, Napoli nel cuore e Roma come città di adozione, in cerca di successo fuori dai confini di una regione. "Anche Pino - racconta Ranieri - sentiva il mio stesso bisogno di esportare la sua musica fuori da Napoli. Era un uomo di ricerca, il suo talento andava oltre ogni mare, dal Mediterraneo all'Oceano".

    "Lo avevo sentito l'ultima volta la notte di Capodanno, dopo la sua esibizione a Courmayeur, in diretta su Rai1. Ero a Padova - spiega - e lo avevo visto in tv. Si era un po' lamentato con me per l'acustica. I palazzetti hanno sempre questo problema. Ci eravamo ripromessi di risentirci al mattino per gli auguri, cosa che poi non abbiamo fatto, e mi aveva invitato ad andarlo a trovare nella sua casa in Toscana". Oggi la notizia improvvisa.

    "Mi manca l'uomo, il suo sorriso, il suo essere Pino, un ragazzo vero, chiuso, schivo, sensibile, una persona che ha sofferto molto ma non ha mai smesso di fare musica. Viveva in simbiosi con la sua chitarra. Mi apriva sempre così la porta di casa, quella chitarra era la sua vita". Artisticamente, aggiunge Ranieri "viene a mancare un enorme pilastro della musica popolare".

    "Era meraviglioso - conclude - anzi è. Voglio parlarne al presente perché, anche se non potrò più vederlo e sentirlo, Pino è una di quelle persone che non muoiono ma stanno qui con noi e vivono con noi con le canzoni, vere perle. E' una di quelle persone che rimangono scolpite non sulla sabbia ma sul marmo.
    Pino deve stare tra le ali degli angeli, come si dice a Napoli.
    Quello è il suo posto".

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