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Operai licenziati e gogna chat, sciopero davanti a fabbrica

Cobas, cacciati con Whatsapp perché chiedono orario Ccnl tessile

(ANSA) - CAMPI BISENZIO (FIRENZE), 23 APR - Sciopero e manifestazione del sindacato Sì Cobas a Campi Bisenzio (Firenze) stamani in favore di cinque operai pakistani di uno stabilimento tessile gestito da cinesi che li hanno licenziati in tronco via Whatsapp dopo che avevano chiesto riposo per il giorno di Pasquetta e il rispetto del contratto collettivo nazionale (ccnl) di categoria quantomeno rispetto all'orario settimanale di lavoro, alle ferie e al salario. "Dopo anni in cui hanno lavorato 12 ore al giorno, senza un giorno di riposo, niente ferie, niente malattie pagate, niente diritti, il giorno di Pasquetta, festività nazionale, si sono rifiutati di lavorare e il loro padrone li ha licenziati tutti con un messaggio WhatsApp", hanno raccontato i sindacalisti dei Cobas di Firenze e Prato in un sit in di fronte al pronto moda, in via Carcerina.
    Sempre via social i titolari della ditta avrebbero messo le immagini dei cinque operai pakistani per indicarli ad altri colleghi imprenditori del distretto cinese del tessile a Prato affinché non li assuma più nessuno, nessuno dia più loro da lavorare. Tra gli intervenuti, circa 80 persone, c'è stato il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi: "Volevo portare la nostra vicinanza reale e accompagneremo la rivendicazione dei vostri diritti anche in futuro. È inaccettabile ed inumano che si licenzi con questo metodo", ha detto Fossi ricordando pure la vicenda di Gkn benché le due questioni abbiano tanti aspetti diversi, "ma anche per i metodi mafiosi utilizzati davanti ai quali le istituzioni non possono voltarsi dall'altra parte".
    "Quanto sta accadendo qui - ha invece scritto in una nota Paolo Gandola, consigliere metropolitano Forza Italia - mette in luce l'ennesima vicenda di negazione tremenda dei più elementari diritti dei lavoratori. Chiedo fin da ora l'attivazione del tavolo dell'unità di crisi della Città Metropolitana di Firenze affinché la vertenza si incardini subito a livello istituzionale". "Dalla parte degli operai che non vogliono più essere schiavi". Così i Cobas hanno indetto lo sciopero con manifestazione per gli operai di uno stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze) che dopo anni in cui "hanno lavorato 12 ore al giorno, senza un giorno di riposo, niente ferie, niente malattie pagate, niente diritti, il giorno di Pasquetta, festività nazionale, si sono rifiutati di lavorare" e il "loro padrone li ha licenziati tutti con un messaggio WhatsApp: 'Chi non lavora oggi (pasquetta) è fuori per sempre'". Gli stessi, riferiscono i Cobas "nei giorni precedenti hanno chiesto il Ccnl di lavorare anche loro otto ore per cinque giorni come fanno sempre più operai, grazie agli scioperi di questi anni, nel distretto. La risposta è arrivata sempre su WhatsApp: 'se volete lavorare otto ore, trovate lavoro da un altra parte'". Dopo il licenziamento i titolari della ditta hanno diffuso su WeChat un video con i volti dei lavoratori che "hanno osato richiedere di lavorare 8 ore e le ferie (!). L'invito è agli altri imprenditori a non assumerli in altre fabbriche, ad ennesima riprova di un sistema di sfruttamento diventato la normalità. Una vera e propria black-list". Per i Cobas il contenuto del messaggio in chat è questo: "Questi pakistani si rifiutano di lavorare duramente nelle fabbriche, chiedendo otto ore di lavoro al giorno, di non lavorare sabato e domenica e di prendere ferie. Vengono in fabbrica a creare problemi. Spero che i miei colleghi cinesi non chiedano a queste persone di lavorare in fabbrica". La vicenda riguarda cinque operai di una confezione tessile di via Carcerina, ditta di cui è "impossibile dire il nome - affermano i Cobas -. Negli anni diversi nomi e partite Iva hanno nascosto sempre lo stesso padrone. La vecchia storia del 'apri, chiudi e riapri' per aggirare fisco e diritti". "Oggi nello stesso stabilimento ci sono lavoratori formalmente dipendenti di ditte diverse: la Feng Shouqing e la Hu Qingong" ma "i contratti sono carta straccia: c'è chi lavora da tre anni con contratto a tempo determinato, 'part-time' a 20 o 30 ore settimanali. Nella realtà le ore settimanali sono 84, pagate 1.000 euro. Che nei mesi di 'calo lavoro' diventano 500 euro (ma a parità di ore), e in quelli di picco 1.300 euro. E i diritti del Contratto collettivo nazionale di lavoro sono sulla carta". Concludono i Cobas: "Non è Bangladesh, è Campi Bisenzio, provincia di Firenze, dove si estende il distretto pratese del tessile e il suo supersfruttamento".

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