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Open: Anm, ispezione a Firenze non sia intimidatoria

Disposta dal ministro della Giustizia Nordio sulle carte di Carrai

La giunta toscana dell'Anm chiede che l'accertamento conoscitivo da parte dell'Ispettorato generale disposto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sui magistrati di Firenze in merito ad alcuni aspetti dell'inchiesta Open "non deve avere alcuna capacità intimidatoria nei confronti dei magistrati, inquirenti e giudicanti che, in rispettoso silenzio, si occupano del procedimento suddetto nell'esclusivo adempimento dei propri doveri di ufficio". Lo scrive il presidente della giunta toscana, giudice Alessandro Ghelardini. Le verifiche riguardano la trasmissione al Copasir di documenti sequestrati a Marco Carrai.

"Alla luce delle preannunciate iniziative ispettive del ministro della Giustizia presso gli uffici giudiziari fiorentini sulle vicende inerenti il processo penale sulla Fondazione Open", si legge in una nota, la giunta di Anm Toscana "prende atto della richiesta di archiviazione che risulta essere stata presentata dalla procura di Genova, competente per territorio, rispetto all'esposto-denuncia presentato dal senatore Matteo Renzi contro i magistrati titolari dell'inchiesta fiorentina".
    In proposito la stessa giunta Toscana evidenzia che: "tale richiesta di archiviazione sarà sottoposta a vaglio giurisdizionale da parte dell'autorità giudiziaria competente" e che "l'iniziativa ispettiva, ferme le prerogative costituzionali del ministro della Giustizia, non può e non deve avere alcuna capacità intimidatoria nei confronti dei magistrati, inquirenti e giudicanti che, in rispettoso silenzio, si occupano del procedimento suddetto nell'esclusivo adempimento dei propri doveri di ufficio".
    "Nell'auspicare - conclude - che la vicenda possa trovare soluzione esclusivamente in ambito processuale e nell'assoluto rispetto delle prerogative e dei diritti delle parti, la Ges (giunta esecutiva, ndr) Toscana esprime la propria più netta contrarietà a che, come reiteratamente avvenuto in passato, vicende in corso di accertamento nelle sedi competenti siano oggetto di dichiarazioni pubbliche contro singoli magistrati, chiaramente finalizzate a pregiudicare anche il prestigio della magistratura nel suo complesso, così contravvenendo a basilari principi di civiltà democratica".

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